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Amor di Mundo
Teofilo Chantrè, 1999

Nh’amor è doce
Nh’amor è certo
Nh’amor tà longe
Nh’amor tà perto
El tà na mim
‘Mca ta sozim
Ness mundo

Nh’amor ca so di cretcheu
El è amor dum criston
Qui ca qurè vivè
Na meio di breu

Nh’amor è tudo qu’ m tem
El è amor dum irmon
Qu’atè ainda
Ca perdè fè

Tcha’m cantà-bo nh’ amor
Ò mundo
Tcha’m cantà-bo nh’ amor
Pa nò ama

Tcha’m cantà-bo nh’ amor
Ò mundo
Tcha’m cantà-bo nh’ amor
Pa nò ama

Pa nò ama
Pa nò ama...

 

Alcune notizie sul brano...

Compare nel 1999 nell'album "Cafè Atlantico" di Cesaria Evora ed è un esempio della cosiddetta morna, un genere tipicamente capoverdiano.

A differenza di Mar Azul o delle prime uscite Miss Perfumado e Cesaria Evora, che erano amie collezioni di brani di influenza musicale portoghese (morna), Café Atlantico vede Evora cantare brani tradizionali cubani e brasiliani. La voce di Evora è più morbida che mai, ma è un po' strano sentirla intonare un bolero o un danzon. Tuttavia, la correlazione è ben aderente perchè questo disco è un tributo alla città natale di Evora, Mindelo, un porto sull'isola capoverdiana di São Vicente dove i marinai che venivano dal Portogallo, dall'Argentina, dal Brasile e dai Caraibi misero in atto quell'impollinazione incrociata che è la musica di Capo Verde. In Café Atlantico, Evora si esprime con la sua solita bellezza, equilibrio e melanconia. Fortunatamente, l'accompagnamento strumentale comprende ancora una volta il piano, la chitarra acustica ed il basso, ma con la gustosa aggiunta di un leggero (e solo occasionale) accompagnamento orchestrale, che evidenzia la cremosa ricchezza di questa deliziosa musica latina. Café Atlantico porta un saporito, innovativo passo nell'ampliamento del repertorio di Evora, e la sua grazia ed il suo rilassato romanticismo enfatizzano quello che il mondo intero ha oramai iniziato a comprendere: Cesaria Evora è una delle più grandi cantanti viventi.
(Karen Karleski)

Dopo quasi un decennio di girovagare a piedi scalzi da un festival all'altro, la Regina di Capo Verde finalmente è divenuta globale. L'africa occidentale ha guardato a lungo a l'Avana per cercare ispirazione e questo è realmente un viaggio transatlantico. Morbido e col sapore di latte al primo assaggio, CAFE ATLANTICO ha tuttavia abbastanza amarezza per ricordarci che le radici di Evora giacciono in canzoni di anelito, perdizione e disagio.
C'è un'ampia varietà di stili ed influenze in quest'album: un
son diretto da l'Havana ("Beijo de Longe") ed un forro angolano ("Terezinha") sono passi impavidi che si allontanano dalle chitarre plangent e dalle melodie seducenti che hanno caratterizzato i suoi album sino a quel momento. E c'è più di un ricordo anche dello stile della morna che lei ha fatto suo, soprattutto in "Vaquinha Mansa" e nel pezzo di stile "Amor di Mundo". Gli arrangiamenti musicali sono una cortesia di Jacques Morelenbaum e sono tanto curati quanto ci si può attendere. Questo è un album che farebbe piegare alle ginocchia una palma e durare un'estate intera.

Biografia di
Teofilo Chantrè

Teofilo Chantre è la star di una nuova generazione di musicisti di Capo Verde - cantante talentuoso, chitarrista e compositore di melodie da cui gemono nostalgia sognante e la dolce risacca del mare.

Nato nel 1964 sull'isola di Sao Nicolau, Teofilo Chantre si trasferì con la famiglia all’età di 1 anno sull’isola São Vicente nella città di Mindelo, il centro culturale delle isole. Suo padre Vitorinho Chantre era solito comporre testi per diversi compositori, tra i quali Armandio Cabral, l’autore della classica "Sodade" di Cesaria Evora.

All'età di 13 anni si trasferì in Francia ed iniziò ad imparare da autodidatta la chitarra ed a scrivere la sua musica. A 17 anni scoprì la musica tradizionale attraverso i suoi contatti con il background Africano and Portoghese ed iniziò a suonare nei festival della comunità locale. Nel 1991 il produttore Jose da Silva accettò tre sue canzoni per l'album di maggiore successo di Cesaria Evora "Miss Perfumado" e per il successivo “São Vicente di longe”, Teofilo Chantre fornì non meno di cinque canzoni.

Nel 1995 Cesaria scelse nuovamente una sua canzone per il tema del film di Emir Kusturica "Underground". L'agenda di Teofilo si è infittita notevolmente ed ora si sposta di frequente fra i ristoranti di Capo Verde a Parigi e prestigiose serate internazionali. Ha suonato all'Olympia come supporter per Cesaria Evora e successivamente per il pianista cubano Ruben Gonzales. Il lavoro di Teofilo batte nuovi territori nella musica tradizionale di Capo Verde con le sue mornas dolce-amaro cantate in levare, le sue coladeras vivaci e spesso satiriche, senza dimenticare i suoi waltzer e mazurche nostalgiche anch'esse cantate nel Portoghese Creolo di Capo Verde detto "kriolu". Tutti esprimono la stessa "sodade", quell'intraducibile sentimento poetico che parla di "un ampio amore che soffoca questa piccola terra", una visione sognante dell'arcipelago che è anche l'Eden della sua infanzia. Teofilo aggiunge alla sua musica influenze Brasiliane così come sà disegnare usando le ricche sonorità del jazz. La sua voce incanta con le sue tonalità vellutate e le sue melodie che vanno alla deriva sull'ascoltatore come una gentile brezza estiva, trasporta mediante elastici e generosi ritmi, mescolato ad un pigro desiderio di danzare.

Si è spesso detto di Teofilo Chantre che “è apparso nell’ombra di Cesaria Evora” prima di farsi un nome coi propri dischi. Questa espressione dovrebbe essere corretta, poiché è difficile immaginare che un’arte così brillante come quella della grande lady di Capo Verde possa diffondere altro se non luce.

Dal 1993, i quattro album che ha pubblicato a proprio nome (“Terra & Cretcheu” – 1993, “Di Alma” – 1997, “Rodatempo” – 2000, “Live” – 2002) lo hanno reso progressivamente sempre più famoso. C’è un Teofilo “style”, che non può essere riassunto semplicemente come “autenticità” Capoverdiana. Al contrario, Teofilo Chantre ha vissuto in Francia per più di 25 anni e la varietà dei suoi gusti musicali – che vanno dalla Bossa Nova ai classici bolero dei Caraibi ispanici – hanno dato forma al suo orecchio ed al suo cuore, aprendoli a più ampi orizzonti. Tutte le sue influenze sono meravigliosamente distillate in una maniera di scrivere la cui melodica ovvietà (i suoi refrain spesso sembrano immediatamente familiari) è pari alla sua grande sofisticatezza armonica. Improvvisamente, certe modulazioni, certi salti in tonalità distanti portano deliziose sorprese. E mentre la maggior parte delle sue canzoni sono impregnate di “sodade” – la melanconia insulare unica di Capo Verde – lo swing elegante delle sue coladeras ci ricorda che la danza è ancora uno dei più raffinati antidoti alla tristezza.

 

 

Biografia di
Cesaria Evora

 

Piedi scalzi e cognac: Cize. Cesaria Evora per i suoi amici. Nasce il 27 agosto 1941 a Mindelo, una frazione dell’isola São Vicente nell’arcipelago di Capo Verde. Figlia di Justino da Cruz Evora, violinista e suonatore di cavaquinho (una chitarra a quattro corde), e nipote del compositore Francia Xavièr La Cruz, alias B. Leza, ha trascorso gran parte della sua infanzia per strada, chiacchierando con i contadini. Grazie alla sua grande voce e al suo aspetto stupefacente si mette presto in luce nei bar dell’isola, ma le sue speranze di diventare una cantante professionista non si realizzano subito completamente. Incontra Gregorio Gonçalvez, carismatico esponente del teatro di strada e poco più che ventenne Cesaria viene invitata a esibirsi per Radio Mindelo. Quando nel 1975 Capo Verde ottiene l’indipendenza dal dominio del Portogallo – durato 500 anni – Cesaria interrompe le esibizioni in pubblico; cade in un lungo periodo di depressione a causa dell’abuso di alcol e resta “in silenzio” per dieci lunghi anni. È grazie all’aiuto dell’amico Isaura, un farmacista, che ricomincia a vivere, nonostante il primo spettacolo dopo l’assenza sia stato quasi un fallimento. Poco dopo, è la cantante Bana, con l’associazione delle donne di Capo Verde, a invitare la Evora a seguirle in un tour che punta agli Stati Uniti d’America, dedicato a tutti gli emigranti residenti nel New Jersey. Nel viaggio di ritorno si passa per Lisbona e durante un concerto Cize incontra José Da Silva, che le propone di recarsi a Parigi per incidere un album: “La diva aux pieds nus”. Cesaria Evora accetta. Ha 47 anni, mai stata a Parigi prima, non ha nulla da perdere. Oggi – 66 anni – è la signora della morna. Tra morne acustiche – canti di mare britannici, ritmi popolari brasiliani, percussioni africane e nostalgie portoghesi – e coladere elettriche, l’artista nata a Capo Verde (al largo del Senegal nell’Oceano Atlantico) fa del concerto un momento laico e sacro al tempo stesso, interpretando strofe in creolo e portoghese con la grazia e la disperazione note già agli amanti di Billie Holiday. Il linguaggio di Cize, tra cognac e tabacco, nel tempo ammalia Caetano Veloso, che vuole suonare con lei nei concerti in Brasile (registreranno poi anche un duetto per il progetto “Red Hot & Rio”) e Goran Bregovic – che la invita a cantare “Ausencia” per la colonna sonora del film “Underground” di Emir Kusturica – e il suo viaggio copre Hong Kong, Svezia, Giappone, Inghilterra, Canada, Caraibi, Indie occidentali, Israele… Incide “Besame Mucho” (1998) per il film “Paradiso perduto” di Alfonso Cuarón – nel cast Gwyneth Paltrow, Ethan Hawke, Robert De Niro (la colonna sonora include anche brani di Iggy Pop, The Grateful Dead, Pulp, Chris Cornell, Tori Amos) – e continua il suo pellegrinaggio nelle piazze del mondo, raccontando i bar decadenti, i moli scorticati, la case coloniali, il mare – simbolo di lontananza e gioco – le carestie, l’emigrazione, l’infanzia e l’amore ferito. Ai ritmi batuko e tunanà – sensuali ed espliciti – seguono andature kola e quadriglie, perché lo spettacolo sia un collage di presente e passato, sovrapponendo le esperienze più recenti di donna Cesaria e i miti di ieri: Tito Paris, Bau, Simentera, Bana, Carlo Alberto Martins, Boy Gé Mendes.

La copertina dell'album Cafè atlantico, del 1999 in cui compare il brano