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Brasileirinho

Waldir Azevedo, Ruy Pereira Costa - 1947

O brasileiro quando é de choro é entusiasmado
Quando cai no samba, não fica abafado
E é um desacato quando chega no salão.

Não há quem possa resistir
Quando o chorinho brasileiro faz sentir
Ainda mais de cavaquinho, com um pandeiro
E o violão na marcação.

Brasileirinho chegou a todos encantou fez todo mundo a dançar
A noite inteira, no terreiro, até o sol raiar
Quando o baile terminou a turma não se conformou.

Brasileirinho abafou
Até o velho que já estava encostado nesse dia se acabou

Pra falar a verdade estava conversando com alguém de respeito,
E ao ouvir, o grande choro, eu meti os peitos,
Deixei o camarada falando sozinho,

Gostei, pulei, dancei, dizei
Até me acabei e nunca mais esquecerei
O tal chorinho brasileirinho

Alcune notizie sul brano...

"Brasileirinho" é uno choro composto nel 1947 da Waldir Azevedo, musicista e compositore brasiliano, maestro del cavaquinho. Nel 1949 Ruy Pereira Costa scrisse le parole. É considerato il maggior successo della storia di questo genere. Fu inciso dal gruppo di Waldir, con la regina dello choro Ademilde Fonseca. E' diventato un riferimento per tutti gli strumentisti del Brasile ed ha avuto riletture anche da musicisti quali il chitarrista João Pernambuco ed il chitarrista elettrico Pepeu Gomes. Ha avuto una versione de Os Novos Baianos (con la voce di Baby Consuelo) e, più tardi, di musicisti di tutto il mondo. E' stato votato dall'edizione brasiliana di Rolling Stone come la 53^ più grande canzone brasiliana.

Non esiste nessun brasiliano che non abbia mai sentito questa canzone, non c'è artista di strada in Brasile che non la sappia suonare, preferibilmente alla massima velocità possibile per dimostrare virtuosismo con lo strumento.

Nel 2005 il documentario Brasileirinho (titolo completo Brasileirinho - Grandes Encontros do Choro film documentartio finlandese diretto da Mika Kaurismäki) dedicato al mondo dello choro prese appunto il nome dalla canzone. Il documentario celebra la rinascita dello choro attraverso i musicisti stessi, dalle leggende viventi come il trombonista Joe De Vecchi e il chitarrista Marcello Gonçalves, a prodigi adolescenti come Everson Moraes.

Il concerto appositamente commissionato tenutosi nella Giornata Nazionale dello Choro (23 aprile), costituisce la spina dorsale di Brasileirinho, mentre jam session improvvisate, prove e colloqui con i musicisti danno il colore di fondo e la trama con alcuni bei momenti. In una scena, tre famosi suonatori di pandeiro eseguono dei riff a bordo di un tram. In un altro, un paio di chitarristi emergenti suonano in un salone di bellezza dopo essersi fatti sistemare le unghie finte. Tra i più deliziosi c'è il guardare il giovane Everson, con le caviglie nel fango, che muggisce nel suo trombone insieme a del bestiame.

"Questa musica non ha età, come una comunione", dice il trombettista Silverio Pontes, e Brasileirinho fa un bel lavoro mostrando la bonomia rispettosa che c'è tra i musicisti, la loro evidente passione per lo choro e la sua nobile tradizione. In definitiva, però, la storia e le lezioni di teoria non danno poi tante informazioni, gli studi dei personaggi sono per lo più scarse e il film soffre di una fastidiosa crisi di identità, non sapendo se vuole essere uno studio scolastico, una critica sociale o una semplice vetrina sullo choro.

La musica è comunque abbastanza forte per reggere da sola il film. Le canzoni variano dal romantico al surreale divertente (c'è una canzone su un callo che prende vita propria), ed i ritmi sono come oscillanti fianchi sexy. Stella del film è Yamandú, il virtuoso ventenne che sembra Jabba The Pete Doherty. E' compiaciuto, ma con ragione, capace di fare suonare la sua chitarra a sette corde come un'orchestra colorando le abbaglianti acrobazie sul manico con la cruda anima brasiliana.

Il clou arriva verso la fine del documentario quando Yamandú accompagna il pubblico. Girato nella splendida grandiosità sbiadita di un vecchio music hall di Rio, questo momento magico rispecchia perfettamente la dichiarazione di Pontes.

Lo Choro è la prima musica urbana genuinamente brasiliana. Era il tardo 19° secolo a Rio de Janeiro, quando i musicisti brasiliani iniziarono a mescolare le melodie europee, i ritmi afro-brasiliani e l'interpretazione malinconica della musica brasiliana indiani per creare lo Choro. Il termine "Choro" significa letteralmente pianto e questa forma musicale è spesso venata di quella malinconia che caratterizza tanta parte della musica indigena del paese. Come il jazz, ruota attorno a una serie di standard classici, virtuosismo ed improvvisazione.
Lo Choro è accreditato come la prima espressione musicale del crogiuolo culturale del Brasile e ha avuto un posto di rilievo nello sviluppo dell'identità culturale del Brasile. Lo Choro è rimasto un grande stile di musica popolare fino al 1920, che porta direttamente al Samba e poi alla Bossa Nova. Dopo un lieve calo di popolarità, la musica Choro ha fatto una notevole rimonta nel corso degli ultimi decenni.


Traduzione del testo

Il brasiliano quando c'è lo choro è entusiasta
Quando cade nel samba, non è stanco
Ed è un oltraggio quando arriva nella sala.

Nessuno può resistere
Quando lo choro brasiliano si fa sentire
Ancora avanti il cavaquinho, con un pandeiro
E la chitarra a tenere il ritmo.

Brasileirinho arrivò e tutti incantò, fece tutti ballare
Tutta la notte, nel terreno, fino a quando il sole sorse
Quando la danza finì il gruppo non si rassegnò.

Brasileirinho si attenuò
Anche vecchio che stava senza far niente quel giorno arrivò.

A dire il vero stavo parlando con qualcuno,
E sentendo il grande choro, mi si è bloccato il petto,
Ed ho lasciato il compagno a parlare da solo,

Mi è piaciuto, ho saltato, ballato, parlato
Finchè non ce la facevo più e non dimenticherò mai
Quel tale piccolo choro Brasileirinho

Il disco originale della prima incisione di Brasileirinho del 1949

Biografia di

Waldir Azevedo

Waldir Azevedo nacque da famiglia povera il 27/1/1923 a Rio de Janeiro, nel quartiere di Piedade, e trascorse la sua infanzia e l'adolescenza nel quartiere di Engenho Novo. Avendo manifestato interesse per la musica sin dall'infanzia, Waldir riuscì a comprarsi un flauto traverso a sette anni, avendo raccolto i soldi catturando e vendendo passeri. Nel carnevale del 1933, all'età di 10 anni si presentò al pubblico per la prima volta come flautista suonando "Trem Blindado" di João de Barro al Jardim do Méier. Già adolescente, conobbe un gruppo di amici che si riuniva il sabato per suonare e, per loro influenza, finì per lasciare il flauto per il bandolim. Poco tempo dopo abbandonò il bandolim per il cavaquinho, strumento che lasciò da parte quando la chitarra elettrica guadagnò terreno in Brasile. Waldir sognava di essere un pilota d'aereo, ma problemi cardiaci gli impedirono di realizzare il suo sogno, e finì per trovare lavoro nella compagnia elettrica di Rio de Janeiro, la Light, fino a quando, nel 1945, a 22 anni, mentre trascorreva la luna di miele nella città di Miguel Pereira, ricevette una telefonata di un amico che lo avvisava di un posto libero nel gruppo di Dilermando Reis, per un programma di Rádio Clube do Brasil. Suonò nel gruppo per due anni, dopo di che finì per assumerne la guida, con l'uscita di scena di Dilermando nel 1947. Durante gli anni '50 ottenne grande successo con brani di sua composizione quali "Brasileirinho", "Pedacinhos do Céu", "Delicado", "Chiquita" e "Vê Se Gostas", che lo proiettarono a livello internazionale. Per 11 anni viaggiò col suo gruppo per i paesi del Sud America e l'Europa. Le sue composizioni furono registrate in Giappone, Germania e Stati Uniti dove Percy Faith e la sua orchestra raggiunsero il traguardo di un milione di copie vendute con un'incisione di Delicado. Waldir partecipò anche ad un programma della BBC a Londra trasmesso in 52 paesi. Nel 1964, con la morte di sua figlia Miriam a 18 anni, si ritirò dalla musica. Si trasferì a Brasilia nel 1971, a 48 anni, dove subì un incidente con tagliaerba per cui perse l'anulare, e fu costretto a stare senza suonare per un anno e mezzo. Dopo gli interventi e la fisioterapia si riprese e tornò ad incidere. Waldir Azevedo fu un pioniere che tolse al cavaquinho il suo ruolo fisso di strumento di accompagnamento dello choro per collocarlo in primo piano come strumento solista, esplorando in forma inedita le potenzialità dello strumento. Waldir Azevedo morì il 20/9/1980 alla Beneficência Portuguesa di San Paolo a causa di un aneurisma dell'aorta addominale, pochi giorni prima di iniziare le incisioni di un nuovo album. Meticoloso com'era, Waldir lasciò istruzioni per i musicisti incise su audiocassetta. Aveva 57 anni.


Biografia di

Ruy Pereira Costa

Ruy Pereira da Costa nacque il 13 Aprile 1920, a Pernambuco, nella città di Limoeiro. Figlio di Octaviano Pereira da Costa e Dativa Elpidia da Costa, andò ancora bambino a Rio de Janeiro coi suoi altri 8 fratelli più grandi. Perse i genitori molto presto, e fu cresciuto la sua sorella Maria Pereira da Costa. L'ispirazione per la musica fu ereditata dal padre. Octaviano suonava nella banda dei fucilieri della marina, dove aveva servito per gran parte della sua vita. Pereira Costa subì l'influenza di altri musicisti conosciuti da suo padre, e fu presentato allo scenario musicale ancora molto giovane. A 17 anni d'età iniziò a comporrecon il fratello Homero Pereira da Costa che amava cantare e suonare. L'artista era autodidatta, imparò a suonare da solo, senza l'aiuto di insegnanti o di lezioni di musica. La sua opera prima di grande riconoscimento furono le parole di Brasileirinho (su musica di Waldir Azevedo).

Altre sue composizioni sono "Vou me acabar", "Teco, teco, teco" e "História difícil"

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