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Cumbia

La cumbia è un genere musicale ed un ballo folkloristico e tradizionale della Colombia. Ha tre direttive culturali, principalmente indigena e nera africana e, in minor misura, bianca (spagnola), essendo frutto del grande ed intenso mescolamento fra queste culture durante la Conquista e l'epoca coloniale. Il ricercatore Guillermo Abadía Morales nel suo Compendio del folclor colombiano (vol.3, #7), edito nel 1962, afferma che "questo esprime l'origine nella coniugazione della zamba [danza popolare del nord-est argentino] dell'aria musicale con la fusione del malinconico flauto indigeno gaita o caña de millo, vale a dire, Tolo o Kuisí, delle etnie Cunas e Koguis, rispettivamente, e l'allegra ed impetuosa risonanza del tambor africano. Il municipio etnografico è stato simboleggiato nei distinti documenti che corrispondono nel ballo della cumbia a ciascun sesso". La presenza di questi elementi culturali si può apprezzare così: nella strumentazione ci sono i tamburi di origine nera africana; le maracas, il guache ed i flauti (caña de millo e gaitas) di origine indigena; mentre i canti ed i duetti sono un apporto della poetica spagnola, sebbene adattati in seguito. La presenza di movimienti sensuali, marcatamente galanti, seducenti, sono caratteristici dei balli di origine africana. Le vestti hanno chiare caratteristiche spagnole: ampie gonne, i pizzi, le paillettes, le candongas, e le stesse acconciature di fiori ed il trucco pesante delle donne; la camicia ed i pantaloni bianchi, il fazzoletto rosso annodato al collo ed il sombrero per gli uomini.

A partire dagli anni '40, la cumbia comerciale o moderna si è espansa al resto dell'America Latina, dopo di che è stata popolarizzata in tutto il continente seguendo distinti adattamenti commerciali, come la cumbia argentina, la cumbia boliviana, la cumbia cilena, la cumbia dominicana, la cumbia ecuatoriana, la cumbia messicana, la cumbia peruviana, la cumbia salvadoregna, la cumbia uruguagia e la cumbia venezuelana, fra le altre.

Il vocabolo cumbia è stato motivo di studio da parte di diversi autori che gli attribuivano distinte origini e significati. Nel 1930, il musicologo Narciso Garay ritenne che la parola cumbia condividesse la medesima radice linguistica del vocabolo cumbé, ballo di origine africana registrato nel Diccionario de la Real Academia de la Lengua come "Baile de Negros". La studiosa di folllore colombiana Delia Zapata Olivella, nella sua pubblicazione del 1962, La Cumbia: Síntesis Musical de la Nación Colombiana, Reseña Histórica y Coreográfica, segnala che l'unica voce similare a cumbia che accetta la Academia Española, è cumbé: "tale ballo dei neri e musica di questo ballo". E che cumbes (senza tilde), si chiamano i neri che abitano a Bata, nella Guinea continentale spagnola (l'attuale Guinea Equatoriale). Il ricercatore culturale colombiano Jorge Diazgranados Villarreal nel suo articolo La cumbia, el jolgorio y sobre todo el placer, pubblicato nel 1977 stabilisce che: " Cumbia viene da Cumbague e Cumbague era la personificazione del capo tribù indigeno pocabuyano, se dice que Cumbague oltre ad avere un carattere bellicoso ed audace, doveva essere un eccellente bevitore di maco (chicha) perchè tutti quelli della sua genia erano ubriaconi ed amanti del ballo e delle gozzoviglie". Il musicologo e studioso del folklore Guillermo Abadía Morales, nella sua opera del 1977 Compendio general de folclore colombiano, sostiene che cumbia sia un'apocope di cumbancha, vocabolo la cui radice è kumba, gentilizio mandinga dell'occidente africano, ed aggiunge che il paese del Congo ed il suo re si chiamava re di Cumba. L'etnologo cubano Fernando Ortiz Fernández stabilì che le voci kumba, kumbé e kumbí, castiglianizzati mediante la sostituzione della k con la c, significano tamburi o balli. Aggiunge che cumbé, cumbia e cumba erano tamburi di origine africana nelle Antille. D'altro canto, stabilisce anche che cumba – kumba, parola africana delle tribù bantú o congos, significa "ruggito", "shock", "grida", "scandalo", "gioia". A questa teoria aderisce Manuel Zárate nella sua opera Tambor y Socavón. Altrettanto, per Ortiz, fra i congos, nkumbi è un tamburo. In relazione con la voce cumbé, la 22ª edizione del Diccionario de la Real Academia de la Lengua, edita nel 2001, la registra come: "Danza della Guinea Equatoriale" e "Suono di questa danza". Nel 2006, il musicista e musicologo colombiano Guillermo Carbó Ronderos asserì che l'etimologia della voce cumbia è "ancora controversa", e che "sembra derivare dal termine bantú cumbé, ritmo e danza della Guinea Equatoriale".

La cumbia trae origine sulla costa del Caribe, nella sottoregione che gravita intorno al río Magdalena, il suo delta rovesciato, i montes de María e gli abitati rivieraschi, con epicentro nella Depresión Momposina, sede dell'antico paese indigeno di Pocabuy. Il sociologo Adolfo González Henríquez, nel suo lavoro La música del Caribe colombiano durante la guerra de independencia y comienzos de la República, include un testo dell'ammiraglio José Prudencio Padilla che registra le cumbiambas e le gaitas indigene durante la festa di San Giovanni Battista nel vecchio abitato di Arjona, pochi giorni prima della battaglia navale che si tenne nella baia de las Ánimas de Cartagena de Indias fra gli ultimi resistenti spagnoli e l'esercito repubblicano, scontro bellico che segnò l'independenza della Colombia: "Non era notte di luna quella del 18 Giugno 1821; però la pittoresca cittadina di Arjona mostrava la più pura serenità sotto il cielo punteggiato di stelle, e nell'allegro trambusto delle gaitas e delle cumbiambas con cui festeggiavano gli indigeni, al rifugio degli eserciti repubblicani, l'avvicinarsi della festa di San Giovanni". Il musicista e pedagogo Luis Antonio Escobar, nel capitolo La mezcla de indio y negro del suo libro Música en Cartagena de Indias, prende la la descrizione del ballo indigeno cui assistette il tenente della marina svedese Carl August Gosselman (1801-1843) a Santa Marta, e che consegnò nella sua opera Viaje por Colombia: 1825 y 1826, come prova che per lo meno nella seconda decade del secolo XIX già esisteva un complesso di gaitas a Santa Marta, lo stesso che appare a Cartagena ed in altre città della costa con elementi musicali neri che risulteranno nella cumbia: "Entro la sera del secondo giorno si preparava un gran ballo indigeno nel paese. La pista era la strada, limitata da uno stretto cerchio di spettatori che circondava l'orchestra ed i ballerini. L'orchestra è realmente nativa e consiste in un tipo che suona un clarinetto di bambú lungo circa quattro piedi, somigliante ad una gaita, con cinque fori, da cui esce il suono; un altro che suona uno strmento simile, provvisto di quattro fori, per il quale usa solo la mano destra, poichè nella sinistra tiene una piccola zucca piena di sassolini, ossia una maraca, con la quale segna il ritmo. Quest'ultimo si segnala ancora di più con un tamburo grande ricavato da un tronco scavato con il fuoco, in cima al quale c'è una pelle tesa, su cui il terzo virtuoso colpisce con i polpastrelli delle dita. Ai suoni costanti e monotoni che ho descritto si uniscono gli astanti, che coi loro canti e battiti di mani formano uno dei cori più orribili che si possano ascoltare. In seguito tutti si mettono a coppie e cominciano il ballo. Questo è un'imitazione del fandango spagnolo, sebbene desse l'impressione di somigliare più ad una parodia. Aveva tutta la sensualità di questo, ma senza nulla dei bei passi e movimenti della danza spagnola, che l'hanno resa tanto famosa e popolare." Nella descrizione dello scrittore José María Samper durante il suo viaggio al río Magdalena nel 1879, degli elementi costituenti dei balli e della musica del río Magdalena, si identificano strumenti ed elementi del ballo della cumbia: "C'era un ampio spazio, perfettamente vuoto, circondato di baracche, griglie per essiccare il pesce, alte palme da cocco e vari arbusti. Nel centro c'era un grande falò alimentato con palme secche, intorno al quale si agitava la calca dei danzanti, e l'altra degli spettatori, che danzavano a loro volta, molto più numerosa, serrava ad otto metri di distanza il gran cerchio. Qui si confondevano uomini e donne, vecchi e ragazzi, ed in un punto di questa seconda cerchia si incontrava la tremenda orchestta... Otto coppie ballavano al ritmo del suono rumoroso, monotono, incessante, della gaita (piccolo flauto dal suono molto acuto e con solo sette fori) e del tamboril, strumento conico, simile ad un pan di zucchero, molto stretto, che produce un rumore profondo come l'eco di un colle e si suona con le mani a forza di rullate continue. Il sonaglio (canna di chonta, incisa trasversalmente, in cui il rumore si produce sfregandola a tempo con un piccolo osso sottile); il triangolo di ferro, che è noto, ed il chucho o alfandoque (canna cilindrica e vuota, dentro la quale si agitano molti semi che, agli scossoni dell'artista, producono un rumore sordo ed aspro come quello del ribollire di una cascata), si mescolavano rarissimamente all'insieme. Questi strumenti erano piuttosto lussuosi, perchè il currulao di razza pura non riconosce se non la gaita, il tamboril e la curruspa. Le otto coppie, formate come uno squadrone in colonna, andavano rivolgendosi al fuoco, mano nella mano, uomo e donna, senza sombrero, ciascuno trasportano due candele accese nell'altra mano, e seguendo tutti il ritmo coi piedi, le braccia e tutto il corpo con movimenti di una voluttuosità..."
Nella sua opera Lecturas locales (1953), lo storico di Barranquilla Miguel Goenaga descrive la cumbia e le sue ruedas de cumbiambas a Barranquilla dal 1888: "[Il poeta e scrittore] Julio N. Galofre ha cantato la Cumbiamba; e al ricordare questi quartetti, che saranno pubblicati prima o poi, me vengono in mente ricordi d'infanzia, quando la donna popolare di Barranquilla, detta La Cañón, teneva le sue grandi ruedas de cumbiamba, in quel posto nel 1888, nei 4 incroci della calle Bolívar, callejón de California (oggi 20 Luglio), a cui accorreva molto pubblico a vedere la voluttà del ballo ed il ritmo profondo e vigoroso dei tamburi, dei flauti e delle guarachas... Questo sì è cosa della vecchia Barranquilla, come risuona anche nelle mie orecchie l'inizio di un canto popolare, quando il signor Carrasquilla teneva in competizione un'altra cumbia per il quartiere di sopra, come allora chiamavano la parte sud della città: Corri, corri, che la Cañón ti fa cadere."

L'origine della cumbia è stata motivo di discussione fra chi le attribuisce un'origine etno-musicale indigena, ubicata geograficamente nella regione della Depresión Momposina, e chi sostiene la tesi dell'origine nera africana con la culla a Cartagena de Indias o, anche, nella stessa Africa. I primi, rappresentati da personalità come il compositore José Barros, scrittori come Jocé G. Daniels, sociologi come Orlando Fals Borda e storici come Gnecco Rangel Pava, ed i secondi rappresentati dalla folklorista Delia Zapata Olivella. Nel 1998, nel suo articolo La cumbia, emperadora del Pocabuy, lo scrittore Jocé G. Daniels teorizza che la cumbia fu "l'incentivo spirituale degli indios" ad associare i flauti usati nelle feste dei chimilas, pocigueycas e pocabuyes nei territori degli attuali abitati di Guamal, Ciénaga ed El Banco, con la gaita primitiva della cumbia, a partire dall'informativa che inviò il governatore perpetuo Lope de Orozco al Re nel 1580, riguardo la provincia di Santa Marta, nella quale relaziona che "gli indios e le indias bevono e fanno feste con una canna alla maniera di un flauto che si mettono in bocca per suonare e producono una musica come se venisse dall'inferno". Il cantautore Antonio García sposò nel 1997 la seguente teoria sulla nascita della cumbia: "Le tribù dedite alla pesca ed all'agricoltura, nei loro rituali funebri, specialmente quando moriva qualche membro dell'alta gerarchia della tribù, tutti i membri si riunivano al calare della notte intorno ad un falò, al centro del cerchio si poneva una donna incinta che era il simbolo della nuova vita, che iniziava una danza con un ritmo dolce e malinconico del flauto (flauta de millo), questa cerimonia si prolungava per diverse ore e terminava col cadere nella più profonda estasi di tutti quelli che erano lì riuniti e così nacque la cumbia". Nello stesso convegno, José Barros, affermò, quale prodotto della tradizione orale ricevuta dagli indigeni: "La cumbia è nata nelle cerimonie funebri che gli indios Chimillas celebravano nel paese di Pocabuy quando moriva uno dei suoi gerarchi". Barros sostiene anche in relazione con la danza: "L'idea di ballare in senso circolare ha a che vedere con l'abitudine degli indios Chimilas che danzavano intorno al feretro quando moriva uno dei loro gerarchi e che lo facevano in direzione antioraria, cosa che per loro significava il viaggio senza ritorno". Daniels aggiunge che le arie musicali che sono all'origine della cumbia "ebbero la loro maggiore popolarità fra i Chymilas, i Pocigueycas (Ponqueycas) ed i Pocabuyes, ossia, nei territori in cui oggi si trovano gli abitati di Guamal, Ciénaga ed El Banco, ma raggiunsero il loro sviluppo con gli elementi apportati dai neri e dei bianchi, astuti e sagaci".
Per gli indigenisti, la miscela etno-musicale che dà origine alla cumbia si produce durante il periodo coloniale nel territorio indigeno di Pocabuy (che consisteva degli attiali abitati di El Banco, Guamal, Menchiquejo e San Sebastián nel Magdalena, Chiriguaná e Tamalameque nel Cesar, e Mompox, Chilloa, Chimí e Guatacá in Bolívar), ubicato nella attuale Costa Caribe colombiana, nella parte alta della valle del río Magdalena, regione della Depresión momposina (incluse le culture delle savane ed il Sinú, a nord della Pincoya), prodotto dalla fusione musicale e culturale di indigeni, schiavi neri e, in minor misura, degli spagnoli, cosa di cui danni ragione gli storici come Orlando Fals Borda nel suo libro Mompox y Loba, della serie Historia Doble de la Costa, Tomo I, e Gnecco Rangel Pava nei suoi libri El País de Pocabuy ed Aires Guamalenses.21
I Pocabuy sono menzionati in diverse incisioni, sebbene la menzione più famosa corrisponda al coro del brano Cumbia de la paz incisa da "Chico" Cervantes:

Ritual sublime de los Pocabuy,
en la rueda de la cumbia se despedían
de los bravos guerreros que allí morían,
que allí morían en la paz de la cumbia...

(Rituale sublime dei Pocabuy,
Nel cerchio della cumbia si accomiatano
dai forti guerrieri là erano morti,
che là erano morti nella pace della cumbia)

Secondo quanto riporta Fals Borda: "La cumbia è nata nel territorio di Pocabuy formato da El Banco, Chiriguaná, Mompox, Tamalameque, Guamal e Chimí. Pocabuy era un territorio indigeno che si estendeva per tutto il río Tucurinca (l'attuale Magdalena)". Per lo scrittore indigenista Jocé G. Daniels, è "ironico" che si abbia "voluto rifilare inspiegabilmente [per la cumbia] l'origen dal bantú Kumbé". Gli indigenisti si chiedono se la cumbia provenisse dai ritmi dell'Africa, in altre parti d'America dove giunsero come schiavi i neri di tutte le parti dell'Africa, come gli Stati Uniti, dovrebbe esistere la cumbia, o per lo meno qualcosa di simile. Dice J. Barros: "La cumbia non ha un solo aspetto d'Africa. Questo è facile da comprovare: gli Stati Uniti, che rievettero così tanti schiavi neri africani non hanno nelle manifestazioni folkloristiche proprie nulla di simile alla cumbia. Altrettanto succede con i territori delle Antille. Io mi chiedo: perchè se la cumbia è africana ed entrò da La Boquilla, come dicono gli Zapata Olivella, Delia e Manuel, a Puerto Tejada, per esempio, dove pure c'è gente nera, come in tutto il Pacifico, la cumbia non è il suo ritmo nè compare nelle loro composizioni... Io, che dagli otto anno sono stato in contatto con gli indios Pocabuyanos, che ho avuto l'opportunità sin da bambino di sentire gli indios di 80 o 90 anni raccontare i propri rituali, il rituale della cumbia, posso certificare ciò che ho detto prima, che la cumbia compariva ogni volta che il capo tribù moriva e si ballava intorno al defunto".

A loro volta, gli africanisti collocano la nascita della cumbia nel momento in cui gli schiavi neri entrarono in contatto con gli indigeni nei porti di Cartagena, Ciénaga, Santa Marta e Riohacha, soprattutto la prima, durante le feste della Vergine della Candelaria. Gli afro-colombianisti discutono della culla della cumbia, che collocano a Cartagena. Alcuni autori assumono che l'elemento nero della cumbia provenga dal cumbé, ritmo e danza bantú dell'isola di Bioko, Guinea Equatoriale. Gli africani che arrivarono come schiavi in queste regioni, per raccontare la storia dei loro gruppi etnici e dei fatti degni di essere registrati nella memoria, si servivano di certi canti che distinguevano col nome di areítos, che vuol dire "ballare cantando": "levando in alto le braccia, elevavano il coro, che era come la lezione di storia che, dopo essere stata ascoltata e ripetuta molte volte, rimaneva nella memoria di tutti gli ascoltatori. Il centro del circolo era occupato da coloro che tenevano la lezione con la base del canto e quelli più istruiti ed abili nel maneggiare le guacharacas, i millos, i tambure e le maracas, per intonare con delicatezza la musica dei cantori che stavano andando, col tempo, ad essere tristi ad entusiasmare, innamorare, litigare o divertirsi." Il ricercatore culturale A. Stevenson Samper si rifà all'opera del generale Joaquín Posada Gutiérrez, Fiestas de la Candelaria en La Popa (1865), dove si descrive la musica ed il ballo delle festività della Vergine della Candelaria a Cartagena, e riporta la seguente descrizione della rueda de cumbia. Lo stesso testo utilizza l'antropologa Nina S. de Friedemann per spiegare la configurazione della cumbia nell'ambito della schiavitù a Cartagena de Indias: "Per la gente povera, liberi e schiavi, marroni, neri, lavoratori, carbonai, carrettieri, pescatori, ecc., con piedi scalzi, non c'era sala da ballo... Loro, preferendo la libertà naturale della propria classe, ballavano a cielo aperto al suono del tonante tamburo africano, che si suona, cioè, che si colpisce, con le mani sulla pelle, uomini e donne, in gran cerchio, a coppie, ma sciolti, senza darsi la mano, facendo dei giri intorno ai tamborileros; le donne, con la testa decorata di fiori in profusione, i capelli resi lucidi grazie al sego, e imbevuti d'acqua di fiori d'arancio, accompagnavano il proprio innamorato nel cerchio, oscillando con cadenza molto rapida, mentre l'uomo, che va facendo piroette, o salti, mostrando la propria destrezza nel fare capriole, tutto a ritmo, cercava di ingraziarsi la dolce negretta o zambita, la sua compagna... Era il lusso e la galanteria del ballerino nel dare al partner due o tre candele di sego, ed un fazzoletto di coda di gallo o di mussola di guardilla percatturarla,... Anche gli indios prendevano parte alla festa ballando al suono delle loro gaitas, una specie di flauto simile alla zampogna . Nella gaita degli indios, a differenza del currulao dei neri, gli uomini e le donne a due a due si davano la mano in cerchio, tenendo i gaiteros al centro, e si affrontavano le coppie, si separavano, tornavano a sedersi colpendo a tempo il terreno coi piedi, ondeggiando a tempo ed in silenzio senza salti nè capriole e senza il rumoroso canto africano, da cui si nota a partire dal ballo la differenza delle due radici... Questi balli si conservano sebbene con alcune variazioni. Il currulao dei neri, che ora si chiama mapalé, fraternizza con la gaita degli indios; le due caste, meno antagoniste, si riuniscono frequentemente per ballare mescolati, accompagnando i gaiteros ai tamborileros... Prima, questi balli non si usavano se non nelle feste di alcune delle dedicazioni della Vergine, ed in quelle del santo patrono di ciascun paese, solo nel proprio paese; durante il carnevale ed qualche altra occasione degna di nota. Ora non c'è nelle provincie della costa, sobborgo di città o paese, o villaggio, o borgo dove non si cominci la zambra dalle sette di sera del Sabato e fino all'alba Lunedi..."

Per lo meno dagli anni '20, i termini cumbia e mapalé designavano il medesimo ritmo nella zona di Cartagena de Indias: nel 1921, il presidente del Consiglio Municipale Simón Bossa emana l'Acuerdo N. 12 in cui "è proibito nella città e nei corregimientos del Pie de la Popa, Manga, Espinal, Cabrero, Pekín, Quinta ed Amador, il ballo conosciuto come cumbia o mapalé…" In relazione ai cantares de vaquería come uno delle origini del vallenato, il ricercatore culturale e musicale Ciro Quiroz annota circa la cumbia: "...Era un'altra delle forme musicali nate dal lavoro collettivo, come quella dei bogas che nell'attività della navigazione fu la radice della cumbia o l'altra degli 'socoladores', chiamata 'zafra' in alcuni luoghi, e che morì con l'esaurimento della fonte ispiratrice..." Con riferimento al luogo di di origine del vallenato, Quiroz annota circa la sed edi origine della cumbia: "Anche Mompox e la sua zona d'influenza, come parte del Magdalena Grande, deve essere compresa nel territorio in cui nacque il vallenato, con culle discutibili come Plato, Valledupar, Riohacha, El Paso e la Zona Bananera. A parte ciò, indiscutiblemente, è la zona d'origine della cumbia, nata nella regione della palude di Zapatosa sotto la sua antica giurisdizione." Circa la transizione dai pifferi e flauti agli strumenti attuali del vallenato, lo stesso autore dice sulla primitiva denominazione: "...Questa prima transizione strumentale è difícile da collocare con precisione nel tempo, ma si percepisce chiaramente alla fine del XIX secolo, quando sones, puyas e tamboras si ascoltavano sugli argini dei fiumi sui flauti ed i pifferi incrociati con il nome generico di cumbia." Il 16 Aprile 1877 venne fondata La Cumbia Soledeña, uno dei gruppi più insigni e tradizionali della cumbia.

Questo nuovo ballo ha adottato passi di altri ritmi che erano popolari in queste regioni della Colombia. Fra questi si incontrano il mambo-bolero, il fox-trot, il pasodoble ed il tango. Inoltre, si sono creati nuovi passi e figure che hanno dato alla cumbia uno stile proprio. La cumbia, nella sua variante orchestata, è quella che si è resa popolare in tutta la Colombia e successivamente nel resto del continente. A partire da questo momento, la cumbia cessò di essere una danza esclusivamente folkloristica per divenire un genere musicale tipico dei più sontuosi saloni da ballo dell'epoca in città come Cali, Medellín e Bogotá.

I più importanti festival di cumbia sono: il Festival Nacional de la Cumbia "José Barros": si celebra annualmente a El Banco, Magdalena. E' stato dichiarato patrimonio culturale della nazione dal Congreso de Colombia nel 2013. Il Festival Nacional de la Cumbiamba: si celebra annualmente a Cereté, Córdoba. Il Sirenato de la Cumbia: si celebra annualmente a Puerto Colombia, Atlántico. Il Festival de Cumbia Autóctona del Caribe Colombiano: si celebra annualmente a Barranquilla. Il Festival de Bailadores de Cumbia: si celebra annualmente a Barranquilla. Il carnevale di Barranquilla è scenario di multiple presentazioni e concorsi di cumbia; il principale scenario delle sfilate, il viale Vía 40, diventa il "cumbiódromo" durante i giorni del carnevale, in analogia con il sambodromo di Rio de Janeiro e di altre città del Brasile. Da diversi anni si progetta lo spostamento del cumbiódromo in viale del Río.

Nel 2006, la cumbia è stata nominata dalla rivista Semana e dal Ministero della Cultura come simbolo culturale della Colombia. Dal 2013, il sindaco di Guamal, Magdalena (municipio ubicato nel territorio dell'antico Pocabuy), Álex Ricardo Rangel Arismendi, promuove il progetto di dichiarare la cumbia Patrimonio Cultural Inmaterial de la Nación Colombiana.

L'época più fruttifera dell'industria musicale colombiana si colloca negli anni '60, ma era cominciata con la fondazione di Discos Fuentes nel 1934, quella della Discos Sonolux nel 1949 e poco dopo della Discos Victoria. Dagli anni '40, orchestre e raggruppamenti come Lucho Bermúdez, Los Corraleros de Majagual, Los Hispanos o Los Graduados portarono la cumbia in Perú, dove si rese molto più conosciuta mediante gruppi come Los Mirlos, Los Destellos, Juaneco y su combo o Cuarteto Continental che furono i primi a dare un ritmo proprio alla cumbia peruviana mettendo come strumento principale la chitarra elettrica; grazie a questo si rese molto più conosciuta in Argentina, El Salvador, Messico, Ecuador, Cile e Venezuela, fra gli altri, il che fece sì che i musicisti locali dessero origine a varianti della cumbia come risultato della sua fusione coi ritmi dei ciascuna nazione, come la cumbia argentina, la cumbia mexicana, la cumbia salvadoregna, ecc.

Le figure ritmiche

La forma più autentica della cumbia è esclusivamente strumentale, segue schemi ritmici che variano in accordo con la strumentazione utilizzata, in ritmi di 2/4 o 2/2, e presenta adattamenti regionali in accordo con il predominio di un abitato indigeno o nero.

La struttura tipica

La cumbia cantata è un adattamento relativamente recente in cui il canto di solisti e coro o quartetti si alternano a quelli della caña de millo o delle gaitas.

Gli strumenti

Viene eseguita tradizionalmente da un complesso di tamburi: llamador, alegre, tambora, e di flauti (caña de millo o gaitas), macho ed hembra, le maracas ed il guache. Il conjunto de cumbia è un'ulteriore evoluzione dell'originario conjunto de la tambora, essendo quest'ultimo formato dal tambor alegre e lo llamador e, in alcuni casi, dalla tambora. E' un ballo meramente cantato, come lo chandé, con i suoi battiti di mani ed i cori, al quale in seguito si aggiunsero i flauti delle gaitas o i millos.

- Gaita hembra (femmina): strumento aerofono di origine indigena, dotato di 5 fori nella parte bassa del corpo, esegue la melodia.
- Gaita macho (maschio): accompagna la gaita hembra, a contrappunto. Ha 2 fori, svolge una funzione di marcatura ritmica. Il gaitero la suona con una mano; con l'altra, a sua volta, suona il maracón, e le sue labbra lasciano la gaita solo per cantare.37 5
- Gaita corta: gaita tagliata a sei fori, di estensione relativamente più ampia, utilizzata come strumento solista al posto delle due gaitas, specialmente nella regione Atlantica. E' chiamata anche "machiembriá", "machiembriao" o requinto.

Gaitas
- Caña de millo: strumento aerofono di origine indigena che si sostituisce alle gaitas nelle regioni dei dipartimenti dell'Atlantico e del Magdalena. Riceve altre denominazioni come flauta traversa de millo, carrizo, lata o bambú. Nel dipartamento Atlántico è noto come caña o flauta de millo, nelle savane di Bolívar, Córdoba e Sucre come pito atravesado. E' uno strumento aperto alle due estremità e misura fra i 20 ed i 30 cm di lunghezza. Somiglia ad un piccolo flauto, dotato di quattro fori tonali. L'ancia è sottile, posta ad un'estremità a circa 10 cm dai fori, misura circa 4 - 6 cm di ampiezza ed altrettanti di lunghezza. Al di sotto dell'estremo fisso dell'ancia passa un filo che ne impedisce il fissaggio e ne consente la vibrazione. Nella parte superiore dello strumento si fissa una corda per sostenerlo con le dita della mano sinistra eccetto il pollice che si utilizza per ostruire o aprire l'orifizio del tubo vicino all'ancia. L'ancia è ricavata dalla corteccia della canna e forma l'imboccatura attraverso la quale entra ed esce l'aria mediante espirata o espirata dall'esecutore. E' dotata di un filo premuto e sostenuto coi denti per modulare il suono e produrre l'effetto vibrato dei suoni acuti, mentre i più gravi e nasali o bassi si ottengono chiudendo l'apertura collocata vicino all'imboccatura. Ha una caratteristica che la rende unica nel suo genere: il modo in cui si producono le note. Esistono quattro modi di produrre le note: la prima è la modalità tradizionale con cui si suona un flauto soffiando l'aria attraverso l'imboccatura; la seconda è aspirando l'aria attraverso l'imboccatura per produrre le note più acute del flauto; la terza è conosciuta come garganteo, che consiste nel far vibrare l'imboccatura mediante il soffio di aria usando la gola come se si dovesse fare un gargarismo; e la quarta è soffiando l'aria mentre si tappa l'estremità del cilindo o tubo, che si trova di fianco all'imboccatura; questo suono si chiama tapa'o e si può variare la sua tonalità chiudendo con le dita i 4 fori di tonalità. Viene costruita in differenti tonalità dal si bemolle al mi.

Suonatore di Caña de millo
cana de millo

Tambores: strumenti membranofoni a percussione di origine nera africana, che constano di una cassa di risonanza, generalmente cilindrica, sebbene a volte anche conica, e una o due membrane o pezze di cuoio animale, che coprono l'apertura della cassa. Per produrre il suono, il tamburo è coplito generalmente con la mano o con un altro oggetto, comunmente delle bacchette, e solitamente viene colpita anche la cassa. Fra i tamburi utilizzati ci sono:
- Tambor llamador: segna la cadenza ritmica o compás, per cui è l'unico a cui non sono concessi i "revuelos" o "lujos" (abbellimenti) nella sua interpretazione. Ci sono due tipi di tambor llamador:

- De pecho (da petto): utilizzato nela regione dei Montes de María, in genere dai conjuntos che usano le gaitas. Si suona con una sola mano, posto in posizione orizzontale sulle cosce del suonatore seduto, con la pelle sulla destra o sulla sinistra, a seconda se il tamborero è destro o mancino.
- De pie (da piede): utilizzato nei dipartimenti dell'Atlantico e del Magdalena, generalmente dai conjuntos di caña de millo. Ha proporzioni simili a quelle del tambor alegre (vedi infra). Si suona con entrambe le mani, si colloca in posizione verticale fra le cosce del tamborero.

Tambor llamador

- Tambor alegre: è quello che segue la melodia; gioca con le note delle melodie dettate dagli strumenti principali in questo senso e che si lanciano in complesse ed allegre improvvisazioni soprattutto al finale della frase melodica, durante l'esecuzione.
- Tambora: chiamata anche bombo, è il tamburo di maggior dimensioni, ha forma cilindrica, dotato di due pelli di cuoio la cui tensione è regolata mediante corde, una su ciascuna bocca della cassa di risonanza. Su di lui ricade tutta la responsabilità dell'esecuzione dell'accento sonoro caratteristico delle arie tradizionali nell'accompagnamento di ciascun pezzo musicale. Fornisce abbellimenti ed il basso. Oltre ai colpi sulla pelle, si suona la parte del fusto di legno che fissa le pelli. Si pone sopra un supporto.

- Maracón: maraca di maggiori dimensioni che accompagna la gaita macho e fornisce la brillantezza nella canzone.

Maracòn
- Maracas: strumento idiofono simile al maracón ma più piccolo; i conjuntos che usano la caña de millo, la gaita corta o il clarinetto al posto delle gaitas ne hanno un paio.
- Guache: strumento ritmico idiofono che accompagna le improvvisazioni musicali eseguite dal tambor alegre. Ha un corpo allargato, in origine fabbricato di bambù e pieno di semi; attualmente è generalmente metallico (di ottone), con striature o perforazioni e piccoli oggetti all'interno, come semi o pietruzze e frammenti di vetro. Usato dai conjuntos de caña de millo.

Guache

- Acordeón (organetto): strumento aerofono di origine austriaca, realizzato nella sua forma attuale da Kiril Demian a Vienna nel 1829. Viene utilizzato in compagnia della guacharaca e della caja.
- Guacharaca: strumento idiofono a frizione, usato nela cumbia eseguita dai conjuntos de acordeón. Si gratta con un forchettone metallo, un pettine o una costoletta di manzo. Si chiama anche carrasca.

Guacharaca
- Caja: tamburo conico da doppia percussione di circa 30 cm di altezza e con una sola pelle, usato specialmente per accompagnare l'acordeón e la guacharaca.
- Clarinetto: strumento musicale della famiglia degli aerofoni, dei legni. Sostituisce la caña de millo, le gaitas o l'acordeón nella cumbia moderna.
- Hojita de limón: strumento aerofono consistente in una foglia di limone su cui si soffia con la bocca producendo un suono morbido e dolce. Si usa nel dipartamento del Magdalena.

Hojita de limòn

Sottogeneri

La cumbia è madre di molti ritmi come il porro, la gaita, la chalupa, il bullerengue, il garabato, lo chandé, la tambora, il berroche, il paseo, la puya, fra gli altri. Esistono varie modalità regionali di cumbia:
- cumbia sampuesana,
- soledeña
- cienaguera,
- momposina,
- sanjacintera,
- cartagenera,
- cereteana,
- banqueña,
- magangueleña

- Cumbia classica: si suona con strumenti come la kuisi sigí (gaita macho), la kuisi bunzí (gaita hembra) ed una maraca (taní) accompagnate alcune volte dalle suaras (identiche alle altre gaitas). Si tratta di un genere formato da una melodia indigena ed un ritmo di tamburi neri, che non viene mai cantato, è solo danza e strumentale.
- Cumbia sabanera (delle savane): nelle savane di Córdoba, Sucre e Bolívar, la cumbia si esegue con una banda di hojita o banda pelayera.
- Cumbiamba: diversi autori fanno differenza fra cumbia e cumbiamba: secondo alcuni testimonianze scritte sono due le differenze principali che esistono fra la cumbia e la cumbiamba: la cumbia si suona con una banda, e le ballerine portano candele o fiaccole nelle mani. La cumbiamba si balla con l'acordeón e la flauta de millo e senza candele. Esiste anche una funzione per ciascuno dei componenti della banda: il leader è il gaitero che suona la gaita hembra. Il secondo è il tamborero che suona il tambor alegre. Il terzo è quello che suona la tambora o bombo che si suona con le bacchette. Il quarto è lo llamador. Il quinto è il maraquero che accompagna con un altro flauto o con la gaita macho. L'ultimo è il guachero che è opzionale.
- Cumbia vallenata: comprende, oltre agli strumenti classici, l'acordeón diatonico, sia come accompagnamento, sia per asssoli e può comprendere un canto oppure no. Diversi esponenti sono stati diffusori ed interpreti dello stile dagli anni '60 come Los Corraleros de Majagual, Andrés Landero, Policarpo Calle, Alfredo Gutiérrez o Lisandro Meza, fra gli altri. Si imposero anche all'estero il Cuarteto Imperial in Argentina; in Messico, Super Grupo Colombia, Guacharacos de Colombia e La Perla Colombiana di Félix Olvera, Cuarteto Continental de Perú e Vallenatos del Guayas in Ecuador.

- Cumbia argentina: la cumbia ed il porro furono ritmi introdotti da Lucho Bermúdez, che nel 1946 incide per la RCA Víctor Argentina 60 composizioni sue con musicisti prestati da Eduardo Armani ed Eugenio Nobile. All'inizio degli anni '60, il gruppo Bovea y sus vallenatos emigra in Argentina e finisce di rendere popolare la cumbia nel paese; lo stesso fu realizzato dal Cuarteto Imperial, gruppo colombiano che prese poi la nazionalità argentina. Il paese ha dato composizioni musicali e variazioni proprie del ritmo come la cumbia villera. Senza dubbio la versione più raffinata della cumbia argentina è la cosiddetta cumbia santafesina o cumbia con chitarra. In questo stile la strumento principale è la chitarra e le sue composizioni sono più complesse. Nella cumbia santafesina si abbandonano gli schemi di due o tre accordi semplici e parole sul ballo e si inizia a sperimentare con parole malinconiche e combinazioni di accordi atipici per il genere. Il suo creatore, Juan Carlos Denis, è considerato considerado un riferimento della musica della regione. Le sue creazioni si resero popolari nel 1978 col suo disco A mi gente e col suo gruppo Los del bohío.
- Cumbia marimbera (centroamericana): Nel sud e nel sud-est del Messico (stati di Chiapas e Oaxaca) è molto tradizionale l'uso della marimba moderna (strumento a percussione fatto in legno) poichè questo strumento si è sviluppato in questa regione, ed il suo uso si è esteso in gran parte del Centro America, particolarmente in Guatemala, El Salvador, Honduras e Nicaragua. Dagli anni '40, vari compositori centroamericani hanno creato pezzi musicali al ritmo di cumbia dandole un tocco originale partendo dal cosiddetto Son nica ed incorporando strumenti musicali come la marimba de arco ed il violín de talalate. Fra i principali che diedero l'impulso alla cumbia ci sono i nicaraguensi Víctor M. Leiva con Cumbia piquetona, Jorge Isaac Carballo con Baila mi cumbia, Jorge Paladino con Cumbia chinandegana e gruppi come Los Hermanos Cortés con A bailar con Rosita, Entre ritmos y palmeras e Suenan los tambores e Los Alegres de Ticuantepe con Catalina. Ne El Salvador emergono Los Hermanos Flores con La cumbia folclórica, Salvadoreñas e La bala. L'orchestra guatemalteca Marimba Orquesta Gallito è la più famosa a fare riferimento alla cumbia marimbera. Dal Messico, vengono orchestre come Marimba Chiapas e Marimba Soconusco.
- Cumbia boliviana: è la variante boliviana della cumbia colombiana con influenze andine, oltre che della cumbia peruviana, argentina e messicana, degli anni '90. Si pone in relazione particolarmente con la cumbia sonidera. I gruppi più in evidenza sono sorti soprattutto in questo periodo. Caratterizzata dal ricorrente uso dell'organo, anche questo stile può essere considerato parte della più ampia cumbia andina, adattamento e combinazione musicale di musica folkloristica regionale, ramificazione della cumbia boliviana la quale pure possiede sonorità elettroniche. La cumbia andina è un adattamento ed una combinazione musicale del folklore sud-americano in generale.
- Cumbia cilena: in Cile, la cumbia è stata introdotta semre a partire dalle incisioni fatte in Colombia. La cumbia cilena è nata quando Luisín Landáez, un cantante venezuelano, ottenne successi con brani come Macondo o La Piragua e quando la colombiana Amparito Jiménez incise in Cile La pollera colorá, fra gli altri temi. Successivamente, la Sonora Palacios fece sì che la cumbia entrasse definitivamente nel gusto popolare. La cumbia creata in seuito era distinta dalla cumbia colombiana originale: vennero introdotti gli ottoni, il piano ed una percussione più veloce. A partire da quest'epoca, questo genere musicale si è evoluto in maniera abbastanza particolare, al punto che si può parlare di una sonorità della cumbia tipicamente adattato in Cile. L'adattamento ed il gusto per questo ritmo sorse in poco tempo per la sua facilità ad essere ballato. Canzoni come El caminante, Los domingos ed El galeón español si resero molto popolari. Negli anni '70, questi temi ottennero una tale accettazione che molti gruppi cileni che fino ad allora suonavano ritmi centro-americani negli hotel e nei locali notturni si spostarono sulla cumbia. Una delle cumbia cilene più ascoltate è Un año más, del coquimbano Hernán Gallardo Pavéz — incisa nel 1977 dai Los Vikings e nel 1978 da Sonora Palacios —, che si trasformò in un vero innp per il capodanno e per i compleanni. Si crede che la cumbia cilena sia la musica puù ballata in Cile. Sin dall'inizio è stata presente in tutte le feste o celebrazioni, senza distinzioni di classi sociali o età, comprese le celebrazioni delle Fiestas Patrias, in cui si ascolta e si balla alla pari o anche più della cueca. Il pubblico cileno la segue fedelmente ed è una delle ragioni per cui gli altri ritmi tropicali non hanno avuto tanto successo in Cile. I gruppi di cumbia cilena, detti sonoras od orquestas, si caratterizzano per essere raggruppamenti costituiti da dieci o più musicisti che hanno adattato e suonato la cumbia in maniera distinta dall'originale, creando uno stile proprio. I suoi esponenti più importanti e conosciuti sono la Orquesta Huambaly, La Sonora de Tommy Rey, la Sonora Palacios, Los Vikings, Giolito y su combo e Pachuco y la Cubanacán. Dal 2008, le grandi orchestre da ballo hanno subito un ricambio generazionale importante, facendo emergere gruppi più professionali e con un pubblico obiettivo determinato. La loro formula è di conservare il criterio musicale precedente, ma con arrangiamenti e proposte musicali moderne, usando strumenti audiovisivi uniti ad un marketing diretto, una gestione affidabile ed una messa in scena attrattiva.
- Cumbia costaricense:
- Cumbia dominicana
- Cumbia ecuatoriana
- Cumbia messicana: forse la prima cumbia ad essere incisa fuori dalla Colombia, in Messico, nel 1950, fu la Cumbia cienaguera, con la voce di Luis Carlos Meyer, che andava in giro per il Messico all'inizio degli anni '40 dopo aver inciso in Colombia con vari gruppi locali. In Messico prese contatto con uno dei più importanti direttori d'orchestra, Rafael de Paz. Con lui incise nel 1944 il brano Micaela, e dopo altri successi come "Mi gallo tuerto, Caprichito, Nochebuena. Grazie al suo successo, la cumbia ed il porro colombiani iniziarono ad essere popolari in Messico combinandosi con i suoni locali al fianco di Tony Camargo per creare gli inizi della futura cumbia messicana che successivamente porterà al sud del continente (Argentina, Cile e Perú). Degli stili che ne sono nati con ripercussioni internazionali emergono la Technocumbia, Cumbia tropical, Cumbia grupera, Cumbia andina messicana e Cumbia sonidera che rendono protagonisti gli strumenti elettrici (sintetizzatori e batteria elettronica).
-Cumbia paraguagia: la cachaca è uno stile di cumbia che ha preso origine in Paraguay a partire dall'influenza della cumbia sonidera e della cumbia colombiana, ed in minor misura della chicha. Si caratterizza per la reiterazione ritmica, senza variazioni e per i testi generalmente a carattere volgare ed erotico. Ha una diffusione massiva nei quartieri periferici della capitale (Asunción) ed all'interno del paese. All'inizio degli anni '70 varie bande e solisti di cumbia (Lizandro Meza, La Sonora Dinamita, ecc.) iniziarono ad interpretare delle cachacas. A partire dagli anni '80 erano numerosi i gruppi musicali ed i disc jockey che diffondevano questo genere: Chévere Disco con Nito Vinader y sus Cumbiamberas, Cheverísimo, Dixilands de Itapúa, DJ Colombia, Frecuencia Trío de Ciudad del Este, Grupo Madrigal de Capiatá, Grupo Show Tropical con Paolo el Colombiano, Julio Vera y sus Chavalas (che interpretano cachacas in lingua guaraní). Kiko Ponti y Los Fronterizos, Nene Fariña y Grupo Show Alegría, Pato C Disco, Ricco Viveros y Los Fantásticos del Caribe de Itá, Rollers de Encarnación, Splendor Disco Sound, Tropicalísimo, Miguel Quintana Bareiro y su Impactante Grupo Tropical. Fra gli interpreti di maggior diffusione attualmente figurano: Bronco (Messico), Celena, Complicess, Conspiración, El Tiempo, Frecuencia Trío, Guardianes del Amor, La Nueva Mezcla, La Vuelta de Corazón, Lalo y los Descalzos, Liberación, Los Bukis (Messico), Los Bybys (Messico), Los Carlos, Los Facheros, Los Fugitivos, Los Mier, Los Rollers, Los Temerarios (Messico), Mandingo, Míster Chivo, Pibes de Oro, Refugio De Amor, Retro Cumbia, Retro Sonora, Rolo y Los Impecables, Sparx, The Fenders.
- Cumbia peruviana: il Perú, come gli altri paesi del continente, fu invaso dai suoni delle prime incisioni fatte in Colombia a partire dal nord del paese fino alla capitale, per cui cominciarono a formarsi raggruppamenti che erano dedicati ad interpretare generalmente musica o un repertorio di musica cubana, e che a metà degli anni '60 cominciano a comparire nella discografía nazionale per via di diversi gruppi musicali come El Virrey, MAG e Iempsa, orchestre come quella di Lucho Macedo y Pedro Miguel y sus Maracaibos. Dagli inizi degli anni '60, la cumbia peruviana ha avuto grandi esponenti. Sebbene è certo che all'inizio avesse forti influenze da parte della cumbia colombiana, con il tempo ha ottenuto uno stile proprio e caratteristico con perfezionamenti o ritmi influenzati dal rock, lo huayno, le danze native della selva, il valzer, il bolero, il merengue, la salsa, ecc. si può dire che sta cambiando e/o rivoluzionandosi in continuazione. Il ritmo si era compreso rapidamente in tutte le regioni del paese, spingendo alcuni gruppi ad introdurre alcuni elementi peruviani, rendendo protagoniste le chitarre elettriche. Gli apporti più significativi del Perú alla cumbia sono l'interpretazione, le composizioni e varianti tra le quali emerge la cumbia andina, tropicale.
- Cumbia salvadoregna: è un sottogenere musicale che è derivato dalla cumbia colombiana sviluppato da musicisti delle orchestre tropicali salvadoregne sin dagli inizi degli anni '50, caratterizzato dall'avere uno stile proprio, un ritmo binario (2/4), l'interpretazione di un baritono o di un tenore, coro maschile, percussioni con timbales e bombos, chitarra e basso elettrici, trombe, sassofone ed acordeón. Agli inizi degli anni '50 predominavano In America Latina le orchestre dedicate alla musica tropicale. El Salvador, non era un'eccezione, svettavano in quel periodo la Orquesta Medina, quella di Andrés Cañas, La Tropicana, La Orquesta Zúñiga, la Barahona, la Internacional Polio (sotto la direzione del maestro Luis Alonso Polío), Los Hermanos Lechuga de Santa Ana, l'orchestra di Lito Barrientos e molte altre. Dall'inizio degli anni '50 le orchestre salvadoregne viaggiavano in vari paesi; Fra questi c'era la Colombia: i musicisti salvadoregni si presentavano nei carnevali di Barranquilla ed alla Feria de Manizales. In questo và e vieni finirono per interagire coi musicisti della costa colombiana e subirono l'impatto e l'influenza della cumbia colombiana, genere che adottarono e diffusero a El Salvador. Tale fu la qualità dell'interpretazione di questi musicisti che forgiarono il loro stile di cumbia arrivando ad ottenere molta accettazione persino in Colombia ed in altri paesi del sud. Uno di questi musicisti era il maestro Rafael "Lito" Barrientos che affermava che "La cumbia arrivò ad El Salvador perchè i suoi gruppi viaggiarono in Colombia e la riportarono suonando." Il suo gruppo, la Orquesta Internacional de Lito Barrientos, ottenne il riconoscimento e l'accoglienza del proprio stile fra i colombiani. A tal livello che nella sua ultima permanenza di nove mesi in Colombia "i musicisti locali protestarono, finchè mediante una legge, ottennero di vietare il lavoro della Orquesta". Il maestro Rafael "Lito" Barrientos è riconosciuto come uno dei primi musicisti ad aver introdotto la cumbia a El Salvador, insieme a Francisco Palaviccini e Luis Alonso Polío. Grazie agli sforzi del maestro Rafael "Lito" Barrientos nel diffondere la cumbia fra i salvadoregni nel 1955 la cumbia era molto diffusa fra le stazioni radio locali, le quali inizialmente trasmettevano produzioni di artisti conosciuti all'epoca sotto il sigillo della Discos Fuentes di Medellín. Il maestro Rafael "Lito" Barrientos era riuscito a realizzare la sua prima produzione discografica nel 1960 sotto il segno di don Antonio Fuentes (Discos Fuentes di Medellín) fra cui emergono Cumbia cienaguera, Very very well, Cumbia en do menor, Chambacú, El pájaro picón, Cumbia costeña, Caracol e molte altre. Il singolo Cumbia en do menor (1960), è un riferimento nei cataloghi dell'epoca d'oro della cumbia colombiana, come 40 éxitos inolvidables de historia musical de la cumbia colombiana (40 successi indimenticabili della storia musicale della cumbia colombiana) della Discos Fuentes, e Cumbias y Gaitas famosas de Colombia della Discos Fuentes, per cui a dire il vero molti credono che il maestro Barrientos fosse colombiano, data la qualità che raggiunse. Le produzioni dell'Orquesta Internacional de Lito Barrientos dimostrano che la cumbia salvadoreña è stato il primo sottogenere ad essere dervato dalla cumbia colombiana del quale si registrano produzioni discografiche di grande tiratura. Very very well scritta da don Antonio Fuentes ed interpretata dalla Orquesta Internacional de Lito Barrientos ottenne un enorme successo in Colombia, Perú, Ecuador, Venezuela, Messico e negli Stati Uniti nel 1960. La cumbia andò consolidandosi a El Salvador sino a trasformarsi nel ritmo predominante e preferito dalla maggioranza dei suoi abitanti. Negli anni '60 sorgono altri gruppi, alcuni dei quali tutt'ora in attività, come la Orquesta Hermanos Flores (1962) e la Orquesta Internacional Casino (1964). La Orquesta Hermanos Flores dopo aver inciso vari singoli, firmò un contratto per incidere il primo LP nel 1970; il brano La bala ottiene un chiaro successo in tutto il centro-america ed in Messico, paese in cui si mantiene al primo posto dell'hit parade nazionale per 10 settimane consecutive, richiamando l'attenzione dei promotori e degli impresari dell'epoca e consolidando l'internazionalizzazione dell'orchestra il cui catalogo fu distribuito sotto l'insegna messicana Discos Inter GAS. Negli anni '70 sorgono altri gruppi come Orquesta Nueva Sensación, Orquesta Internacional La Boa, Orquesta Internacional Jiboa oggi scomparse. A metà degli anni '80 Tito Flores direttore dell'Orquesta Hermanos Flores fonda l'Orquesta San Vicente. In questa decade compaiono Juanito y su american Jr., Mario Rivera y su grupo Bravo, le ragazze del Grupo Caña, Jhose Aguiñada y grupo Lora, René Alonso y su banda láser (1987) che prendono come base il sottogenere della cumbia del sud-est del Messico. Negli anni '90 sorgono molti altri gruppi quali Raza Band (1993), Grupo Algodon (1993), Grupo la Máquina (1994) e Grupo Melao Internacional (1998), fra i più rappresentativi. L'influenza della cumbia fu tale che a El Salvador si contano numerosi gruppi attualmente come Guanaco sólido (2002), Grupo reventón, Alto Mando, e radio specializzate nel genere. La cumbia non manca in nessuna festa patronale in nessuno dei 262 municipi del paese. Ciascuna fine d'anno Aniceto Molina ambasciatore della cumbia colombiana, è un ospite d'onore delle feste data la sua fama nel paese. Il prolifico cumbiambero ha dedicato varie delle sue canzoni a El Salvador come El garrobero, El peluquero salvatrucha, La mariscada fra le altre. Finalmente nel 2014, Los Hermanos Flores decidono di portare la cumbia alle nuove generazioni con l'attualizzazione dei testi de La Bala.
- Cumbia sonidera: è una variante recente della cumbia messicana, nasce come combinazione della cumbia colombiana, adattata ed incisa da gruppi messicani mescolandola alle sonorità ed agli effetti elettronici propri dei DJ con modificazioni di tono delle voci e di velocità di riproduzione dei brani ottenuti mediante vari mezzi magnetici od ottici dei musicisti di Città del Messico.
- Cumbia uruguagia
- Cumbia venezuelana: dagli anni '50 la cumbia ha avuto un grande successo edi impatto in Venezuela dovuto alla sua vicinanza con la Colombia ed all'emigrazione di colombiani. Due delle più antiche orchestre tropicali venezuelane che iniziarono ad interpretare ed incidere la cumbia nel paese furono Los Melódicos ed i Billo's Caracas Boys. Gli apporti più significativi sono stati la creazione degli stili cumbiamberos venezolanos che utilizzano organi melodici ed arpe.

Colombia