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Frevo

Vale la pena di riprendere la definizione che Câmara Cascudo ha dato di questa danza di strada e da sala: "è la grande allucinazione del carnevale pernambucano. Si tratta di una marcia a ritmo sincopato, ossessivo, violento e frenetico, che è la sua caratteristica principale. E la moltitudine ondeggiando, nelle contorsioni della danza, diventa febbrile. E fu da questa idea della febbre (fervura ma la gente comune la pronuncia come frevura), che è nato il nome frevo." La coreografia è improvvisata e quasi acrobatica, eseguita in origine con abiti colorati ed un ombrellino. Non si può tralasciare di menzionare che, a partire dagli anni '70, il frevo guadagnò spazion anche nel carnevale bahiano: Caetano Veloso e Gilberto Gil hanno composto diversi frevos, ed hanno partecipato come esecutori in trios elétricos.

Danza strumentale, marcia a tempo binario e andamento molto rapido. Così il saggista Mario de Andrade definì il frevo nel suo Dicionaro Musical Brasileiro. Derivato dalla polca, all'inizio chiamato Marcha nortista o marcha pernambucana, il frevo erano ballato negli spettacoli di capoeira di fronte al corteo. Questi atleti danzavano per aprire il cammino e, dai giochi acrobatici, sarebbero nati i passi tipici del frevo che ricordano anche la czarda russa. Gli ombrelli colorati, invece, sono frutto della trasformazione delle armi usate dai ballerini. Nasce a Pernambuco alla fine del XIX secolo. Divulgando ciò che già la cultura popolare già aveva diffuso, il Jornal Pequeno, edizione serale di Recife che conteneva una dettagliata sezione dedicata al carnevale dell'epoca, curata dal giornalista Oswaldo Oliveira, nel numero del 9 Febbraio 1907, fece il primo riferimento al ritmo, nel reportage sulle prove del circolo Empalhadores do Feitosa, del quartiere Hipódromo, che presentava fra le altre musiche, una denominata O frevo. E, in riconoscimento dell'importanza del ritmo e della sua data di nascita, il 9 Febbraio 2007, la Prefeitura do Recife ha commemorato i cento anni del frevo durante il carnevale.

Il frevo nacque come strumentale, solo successivamente si tramutò nel frevo-cançao con l'aggiunta di testi ed uscì dall'ambito pernambucano per invadere l'intero paese. Un esempio è O Teu Cabelo Nao Nega del 1932, considerata la canzone che definì lo stile della marcinha carnevalesca carioca, è, in verità, un adattamento del compositore Lamartine Babo del frevo Mulata, dei fratelli pernambucani Irmaos Valença. La prima registrazione ufficiale del genere musicale fu O frevo Pernambucano, una canzone realizzata da Luperce Miranda e Oswaldo Santiago e lanciata da Francesco Alves alla fine del 1930. Un anno dopo, Vamo se Acaba di Nelson Ferreira venne classificata come frevo. Due anni prima, quando ancora il genere era conosciuto come Marcha nortista, uscì Nao Puxa Maroca di Nelson Ferreira, canzone pioniera che nasceva dal forrò. Personaggi che contribuirono all'era d'oro della radio come Almirante (in un adattamento del classico Vassourinhas), Mário Reis (É de Amargar, di Capiba), Carlos Galhardo (Morena da Sapucaia, O Teu Lencinho, Vamos Cair no Frevo), Linda Batista (Criado com Vó), Nelson Gonçalves (Quando é Noite de Lua), Cyro Monteiro (Linda Flor da Madrugada), Dircinha Batista (Não é Vantagem), Gilberto Alves (Não Sou Eu Que Caio Lá, Não Faltava Mais Nada, Feitiço), Carmélia Alves (É de Maroca) aggiunsero il frevo ai loro repertori. Nel 1950, ispirati dalla energia del frevo pernambucano, a bordo di una piccola ford fobica, suonando delle rudimentali chitarre elettriche, i musicisti Dodo & Osmar fissavano le basi del trio eletrico baiano, diventato famoso in tutto il paese a partire dal 1979, quando Caetano Veloso documentò il fenomeno nel suo Atras do Trio Eletrico. Nel 1957, il frevo Evocaçao No. 1 di Nelson Ferreira, registrato dal Bloco Batutas di Sao Josè (frevo de bloco) invase il carnevale carioca dirottando la marcinha ed il samba. Responsabili del successo, furono la casa discografica locale Mocambo che si dimostrò particolarmente propensa alla diffusione del frevo e l'opera dei due maggiori compositori del genere Nelson Ferreira e Capiba. Oltre ad arrivare fino al numero 7 della serie Evocação, Nelson Ferreira ebbe successo anche con il frevo Veneza Brasileira, registrato dalla sambista Aracy de Almeida senza contare No Passo, Carnaval da Vitória, Dedé, O Dia Vem Raiando, Borboleta Não É Ave, Frevo da Saudade. Su esempio di Nelson, anche Capiba seguì la stessa strada realizzando il suo classico samba canção Maria Bethânia registrato da Nelson Gonçalves nel 1943, canzone che più tardi ispirò il nome della cantante. Dopo É de Amargar del 1934, classificata al primo posto nel concorso del Diário de Pernambuco, Capiba compose Manda Embora Essa Tristeza (Aracy de Almeida, 1936) e altri vari frevos che verranno reinterpretati dalle generazioni successive. Tra questi basta ricordare: De Chapéu de Sol Aberto, Tenho uma Coisa pra lhe Dizer, Quem Vai pra Farol É o Bonde de Olinda, Linda Flor da Madrugada, A Pisada É Essa, Gosto de Te Ver Cantando. Cantanti come Claudionor Germano e Expedito Baracho si trasformarono in specialisti del genere. Uno dei principali autori del samba-cançao, Antonio Maria non negò le sue origini pernambucane nella serie di frevos (dal numero 1 al 3) che dedicò a Recife. Il genere arrivò a solleticare anche la bossa nova: Tom Jobim, Vinicius de Moraes, Marcos e Paulo Sergio Valle e Edu Lobo, tutti contagiati come lo stesso Gilberto Gil che suonò Frevo Rasgadoem in piena eruzione tropicalista. La baiana Gal Costa mescolò frevo, dobrado e funky in uno dei suoi maggiori successi, Festa do Interior. Il pernambucano Carlos Fernando, autore dell'esplosivo Banho de Cheiro, successo della paraibana Elba Ramalho, organizzò una serie di dischi intitolati Asas da America a partire dall'inizio degli anni '80. Nella pentola del frevo, bollivano: Chico Buarque, Alcione, Lulu Santos, Gilberto Gil, Jackson do Pandeiro, Elba e Zé Ramalho, Geraldo Azevedo, Fagner e Alceu Valença.

E' stato dichiarato Patrimonio Immateriale ell'Umanità dall'UNESCO nel 2012.

Le figure ritmiche

La struttura tipica

 

Gli strumenti

 

Sottogeneri

- Frevo-de-rua: iene suonato da un'orchestra strumentale, senza aggiunta di voci cantanti. Negli anni '30, con la popolarizzazione del ritmo tramite le incisioni su disco e la sua trasmissione tramite la radio, si prese a definire convenzionalmente il frevo come frevo de rua, quando puramente strumentale. Vi sono anche delle suddivisioni ulteriori del frevo de rua:

- frevo de abafo, in cui predominano le note lunghe suonate dagli ottoni, con la finalità di attenuare il suono delle orchestre rivali;
-frevo-coqueiro, una variante del primo, formato da note brevi ed andamento rapido, dove gli ottoni (generalmente trombe e tromboni) sono più valorizzati, perchè raggiungono note più alte, da cui la denominazione coqueiro (degli alberi di cocco); "
- frevo-ventania, con linea melodica molto movimentata, in cui alcuni fiati (generalmente i sassofoni) hanno maggior rilievo nell'esecuzione;
- frevo de salão, un misto degli altri tre tipi che, come dice il nome (da sala), è proprio dell'ambiente delle sale da ballo.

- Frevo-canção: è una versione del frevo sorta probabilmente alla fine del XIX secolo, con una melodia più cantabile ed andamento più lento rispetto ai frevos-de-rua. Generalmente viene introdotto da una sezione strumentale, seguita da una parte cantata e conclusa da una parte strumentale. Fra gli interpreti più noti di questa varietà ci sono Alceu Valença e Claudionor Germano. Fra gli altri compositori emergono Capiba, Nelson Ferreira, J. Michilles e Alceu Valença.

- Frevo-de-bloco: viene eseguito da un'orchestra di archi e strumenti a corda (generalmente composta da chitarre, cavaquinhos, banjos, bandolins, violini) oltre a strumenti a fiato e percussioni. E' la musica delle aggregazioni tradizionalmente denominate blocos carnavalescos mistos, la cui comparsa nel carnevale di Pernambuco si correla con un dato storico e sociologico: l'inizio dell'effettiva partecipazione delle donne, principalmente della classe media, alla festa di strada di Recife, nelle prime decadi del XX secolo. C'è attualmente la tendenza ad adottare òa denominazione blocos carnavalescos líricos, che fu scritta per la prima volta nello stendardo del bloco Cordas e Retalhos, fondato nel 1998. Secondo Leonardo Dantas, nel frevo de bloco si trova "la miglior parte della poesia del carnevale pernambucano" (1998). Fra i compositori di frevo-de-bloco più conosciuti ci sono i fratelli Raul Moraes (1891-1937) e Edgard Moraes (1904-1973), João Santiago (1928-1985), Luiz Faustino (1916-1984), Romero Amorim (1937-), João Araújo (1975-), Bráulio de Castro (1942-), Fátima de Castro, Cláudio Almeida (1950-), Getúlio Cavalcanti (1942-) e Negresco Bonfim (1943-).

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