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Marcha de quarta
feira de cinzas
Carlos Lyra e Vinicius De Moraes, 1963


Acabou nosso carnaval
Ninguém ouve cantar canções
Ninguém passa mais brincando feliz
E nos corações
Saudades e cinzas foi o que restou

Pelas ruas o que se vê
É uma gente que nem se vê
Que nem se sorri
Se beija e se abraça
E sai caminhando
Dançando e cantando cantigas de amor

E no entanto é preciso cantar
Mais que nunca é preciso cantar
É preciso cantar e alegrar a cidade


A tristeza que a gente tem
Qualquer dia vai se acabar
Todos vão sorrir
Voltou a esperança
É o povo que dança
Contente da vida, feliz a cantar

Porque são tantas coisas azuis
E há tão grandes promessas de luz
Tanto amor para amar de que a gente nem sabe

Quem me dera viver pra ver
E brincar outros carnavais
Com a beleza dos velhos carnavais
Que marchas tão lindas
E o povo cantando seu canto de paz
Seu canto de paz
Seu canto de paz
Seu canto de paz

Notizie sul brano...

Il testo può essere tradotto approssimativamente così:

Marcia del mercoledì delle ceneri

E' finito il nostro carnevale
Non si sente nessuno che canti canzoni
Nessuno passa più giocando felicegioco più felice
E nel cuore
Nostalgia e cenere è ciò che rimaneva era cenere

Per le strade ciò che si vede
È gente che non si vedeo possiamo vedere che
Che non si sorride
Non si bacia e non si abbracciaSe baci e abbracci
E non se ne va camminando
Ballando e cantando canzoni d'amore

E tuttavia dobbiamo cantare
Più che mai dobbiamo cantare
Dobbiamo cantare per rallegrare

La tristezza che la gente ha
Un giorno termineràsi concluderà
Tutti potranno sorridere
Tornerà la speranza restituito
E' la gente che danza
Contento della vita, felice di cantare

Perché ci sono così tante cose azzurre
E c'è una così grande promessa di luce
Tanto amore per amare di cui la gente non sa nulla

Vorrei poter vivere per vedere
E passare altri carnevali
Con la bellezza dei carnevali di una volta
Che marce così belle
E le persone che cantano il loro canto di pace

Vinícius de Moraes compose il brano nel 1963. Il brano fu poi inciso l'anno successivo durante una rappresentazione al Teatro Municipal di São Paulo. Per molti, la canzone non altro che una canzone carnevalesca di Vinícius in coppia con Carlos Lyra. Tuttavia, la malinconia che vi domina non era quella dei festaioli che non aspettavano che un altro carnevale. Vinícius, nella sua sensibilità di poeta (di "antenna della razza umana", come lo definisce T. S. Eliot), aveva captato la congiuntura politica che il paese stava vivendo a seguito del golpe militare e prevedeva le conseguenze funeste di tale evento. Dopo quegli anni di avversità, divenne la canzone che insegna che in ogni regime totalitario il popolo è cenere e le persone divengono "gente que nem se vê": gente che non si vede.

Vinicius, nel 1941 aveva scritto anche un Soneto de quarta-feira de cinzas. Questo il testo:

Por seres quem me foste, grave e pura
Em tão doce surpresa conquistada
Por seres uma branca criatura
De uma brancura de manhã raiada
Por seres de uma rara formosura
Malgrado a vida dura e atormentada
Por seres mais que a simples aventura
E menos que a constante namorada
Porque te vi nascer de mim sozinha
Como a noturna flor desabrochada
A uma fala de amor, talvez perjura
Por não te possuir, tendo-te minha
Por só quereres tudo, e eu dar-te nada
Hei de lembrar-te sempre com ternura.

Nel 1963, Vinicius de Moraes e Carlos Lyra composero la "Marcha de quarta feira de cinzas", una canzone che sarebbe diventata molto famosa, un anno più tardi, soprattutto perché parte della chiusura di spettacolo Opinião, tenutosi a dicembre 1964. Questo fu uno dei primi tentativi nel mondo sofisticato della Bossa Nova, di ricercare temi popolari, di sintonizzarsi con una componente insoddisfatta della società. Il suo ritornello sottolinea la grande potenza della canzone, inaugurando una vena ricca della musica popolare brasiliana: "Eppure, dobbiamo cantare / più che mai, dobbiamo cantare / Dobbiamo cantare / E rallegrare la città." La marcia-rancho, apparentemente, parla del canto finale dei carnevali di un tempo, ma le sue metafore hanno un obiettivo, che è molto contemporaneo: la sostituzione della politica nazional-populista della fine degli anni '50 e dei primi anni '60 con la dittatura, dal 1° aprile 1964. La fine del "Carnevale" è resa nella canzone col lamento del vedere le persone che per le strade non sorridono, non si baciano e non si abbracciano, ma i versi indicano una "promessa di luce", perché c'è "così tanto amore da dare," tutta la tristezza di quelle persone "terminerà un giorno," e il popolo tornerà ad uscire a cantare "la sua canzone di pace." Tuttavia, "dobbiamo cantare."
L'emblematico refrain di "Marcha da Quarta-feira de Cinzas" era una delle espressioni più diffuse nell'ambito artistico brasiliano negli anni '60, intesa come espressione di fiducia totale nel potere politico dell'artista/intellettuale "impegnato". Un potere che proveniva, fra gli altri fattori, dal suo ruolo di motore, di illuminatore delle coscienze. La "Marcha da Quarta-feira de Cinzas" consolava tutti con "o que resta é cantar/e alegrar a cidade", perchè il ritornello sottolineava: "E, no entanto, é preciso cantar". [estratti da O canto como um testamento: poesia e política no filme Terra em transe di Júlio César Lobo

Biografia di
Carlos Lyra

Carlos Eduardo Lyra Barbosa nacque a Botafogo l'11 maggio 1939, nello stato di Rio de Janeiro, figlio di José Domingos Barbosa, ufficiale di Marina ed Helena Lyra Barbosa. Aveva due fratelli, Sérgio Henrique Lyra Barbosa, ora ufficiale di marina e Maria Helena Lyra Barbosa, insegnante di disegno e scultura.

Ereditò dal nonno paterno, Domingos Barbosa, laureato all'Academia Maranhense de Letras, il gusto per la letteratura, dai nonni materni la vocazione musicale. Il padre era un abile ballerino e suonava il flauto, mentre la madre suonava il violino.

Sin dall'infanzia si appassionò al cinema e soprattutto ai musical. La zia Carolina suonava Debussy al piano tutte le volte che all'età di 6 anni glielo chiedeva ed accadeva spesso. Ma fu lo zio Edgar che gli trasmise il desiderio di suonare la chitarra.

Sin da bambino suonava un pianoforte giocattolo e l'armonica a bocca, ma fu quando entrò nell'esercito per il servizio di leva che, immobilizzato a causa della rottura di una gamba procuratasi vincendo una gara di salto in lungo, ricevette in regalo dalla madre una chitarra e ricevette lezioni dal vicino, Garoto (Aníbal Augusto Sardinha).

Studiò al Colégios São Bento, al Santo Inácio, al Colégio Militar ed infine al Mallet Soares dove fu compagno di Roberto Menescal, Luis Carlos Vinhas e Carlos Eduardo Dollabela. Suo fratello, al Mello e Souza, era compagno di classe di Nara Leão.

Fu in quell'epoca che una delle sue prime canzoni, “Menina”, richiamò l'attenzione di Roberto Menescal al quale insegnava la chitarra. Durante le lezioni di francese compose Maria Ninguém. In seguito Sylvia Telles registrò il suo primo singolo con la sua musica “Menina” da un lato e “Foi a noite” di Tom Jobim nell'altro. Accadde anche che, attraverso João Gilberto, i due lati del disco si conobbero.

Quando Tom Jobim afferma che Carlos Lyra è il grande "tracciatore di percorsi", il maestro non esagera. Eccezionale melodista, Lyra è nato storicamente insieme alla bossa nova. Le melodie ispirate resistono al tempo, mostrando che il vero percorso è l'indipendenza artistica. Lyra e la bossa nova praticamente si confondono, ma l'autore di Primavera ha sempre mantenuto la sua identità musicale. Il primo brano di Lyra ad essere registrato in un LP - Criticando, registrata nel 1956 dal gruppo Os Cariocas - è una sorta di precursore della classica influenza del jazz e già mostrava che l'autore manteneva una sua autonomia in relazione alla vecchia bossa, nonostante la storia lo collocasse fra i leader naturali del movimento (se si può parlare di un "movimento"). In quel tempo, dal 1956 in poi, i giovani talenti dell'epoca si incontrarono in innumerevoli riunioni tenute al Bar do Plaza, a casa di Bené Nunes ed anche in quella di Nara Leão. Nascevano i primi brani di Bossa Nova: Carlos Lyra insieme a Ronaldo Bôscoli e Tom Jobim con Vinícius de Moraes furono consacrati nel primo LP di João Gilberto e della Bossa Nova dal titolo Chega de Saudade, nel 1959.

L'identità di Lyra si rivelò nitidamente nel suo primo disco, Carlos Lyra - Bossa Nova, lanciato nel 1959. Il brano Maria Ninguém già impose la sua presenza al fianco di classici quali Quando chegares, Menina e Rapaz de bem (fu Lyra a lanciare questa composizione di Johny Alf). L'universo musicale di Lyra non era già più ristretto ai deliziosi "sale, sole e sud" carioca. Mentre ciò fu chiaro solo nella seconda e divergente parte del movimento.
Molti brani seguirono e la vita di Lyra si arricchiva dell'amicizia e dei versi di Vinícius de Moraes. I dischi dei vari compositori venivano lanciati uno dietro l'altro e la Bossa Nova fu esportata all'estero in un concerto alla Carnegie Hall a New York.
La dicotomia che germogliava latente tra i bossa-novisti fiorì più fortemente a partire dal 1961. In questo anno, Lyra lanciò il suo secondo disco che conteneva gioielli quali Minha Namorada, Você e eu e Coisa mais linda. Ma la testa (e la chitarra) già camminavano in altra direzione. Nello stesso anno, fu uno dei due fondatori del Centro Popular de Cultura, il popolare CPC della UNE (União Nacional dos Estudantes) dove conobbe Cartola, Zé Keti, Nelson Cavaquinho, Elton Medeiros e João do Vale e dalla musica della classe media si avvicinò alla musica del morro (la collina delle favelas) e alla musica rurale mostrando a Nara Leão le numerose canzoni di questi compositori.
Il legame via via sempre più stretto col teatro ed il cinema (che all'epoca era Novo) polarizzò l'opera di Lyra. E nulla è mai accaduto tanto in fretta. Nel 1960, aveva già composto la colonna sonora dell'opera A mais valia vai acabar, seu Edgar, scritta dal combattivo Oduvaldo Vianna Filho. Per non parlare della sua attività di direzione del Teatro de Arena.

Il terreno era pronto perchè Lyra trasformasse la bossa dell'amore, del sorriso e dei fiori in una musica più coi piedi per terra, in sintonia con una realtà che già cominciava a dare i segnali dell'incostanza politica. Lyra entrò presto a far parte della schiera dei dissidenti, degli impegnati, sfidando tutti gli estimatori dell'estetica cool (e già distante in quel momento) del canto e della poesia di João Gilberto. Il terzo disco di Lyra, lanciato nel 1963, già conteneva Influência do Jazz e Aruanda. Il samba lasciava gli spazi di Zona Sul per salire la collina. Al contrario, Zé Keti, João do Vale, Nelson Cavaquinho e Cartola andavano per le strade (e nel CPC) a mostrare che il Brasile del 1963 e 1964 non era tutto rose e fiori. Lyra lo sapeva già. La cosciente Canção do Subdesenvolvido - composta da lui nel 1963, in coppia con Chico de Assis - già illustrava un'ideologia scomoda per i settori più conservatori.

Vide poi il Teatro do CPC della UNE, che era stato costruito con il ricavato della vendita del disco della UNE, O POVO CANTA completamente distrutto ed incendiato e con esso molti dei sogni della sua generazione. A seguito del golpe del '64 scelse l'auto-esilio. Prima negli Stati Uniti dove incontrò Astrud Gilberto, Tony Bennet col quale incise, João Donato, Stan Getz, Tom Jobim, Norman Gimbel e molti altri che tentavano di sopravvivere. Girò il mondo insieme a Stan Getz e quando si fermò in Messico, nel '66 pensò di rimanervi per sempre. "Come avrei potuto lasciare in paese in cui le donne pagano i Mariachi per fare la serenata sulla porta di casa dell'uomo amato?"

Così, sedotto dal romanticismo, fissò la residenza in Messico, conobbe Gabriel Garcia Marques, José Luiz Ibañes, Otavio Paz, David Alfaro Siqueros, Juan Orozco, Juan Rulfo, Carlos Fuentes e Luiz Buñuel. Mise in scena diversi spettacoli, incise due dischi e conobbe Katherine Lee Riedel col quale si sposò a Città del Messico nel 1969.
Dal 1964 al 1971, Lyra rimase fuori dal Brasile. Dal di fuori comprese che i due universi bossanovisti non erano poi tanto incompatibili.

Ma allo stesso tempo, “era necessario cantare e suonare” anche in Brasile. Tornò in Brasile nel 1971. Poco dopo nacque la figlia Kay. Di nuovo in Brasile, Lyra registrò nuovamente i suoi classici. La massa alienata non si era dimenticata le belle melodie della bossa nova, ma la coscienza del compositore gridava più forte. Dopo tre dischi lanciati senza lo stesso impatto dei suoi precedenti, l'autore di Feio não é bonito si radicalizza con l'incisivo Herói do medo (Continental, 1974) - disco dal testo volutamente poco chiaro, che provava a ricordare che, mentre la massa dribblava la coscienza con i gol della seleção (la nazionale brasiliana) e le telenovelas televisive, la gente era torturata ed uccisa nella lotta per la democrazia. Ma la repressione era forte.

Risultato: un disco censurato ed un secondo auto-esilio. Nel 1974, Lyra andò a Los Angeles dove approfittò del tempo libero per seguire i corsi della Scuola di Astrologia Siderale, il che gli consentì di scrivere due libri sull'argomento.

Tornò in Brasile nel 1976, e continuò a comporre con nuovi compagni come Paulo César Pinheiro, Heitor Valente, Daltony Nóbrega e Millôr Fernandes tra gli altri. Si stabilì ad Ipanema dove la Bossa Nova fiorì. Riprese a cantare in incessanti "show", le melodie che tutti ancora volevano sentire. Il "revival" apparve interminabile. Non finiva la nostalgia. Lanciato nel 1984, lo "show" 25 Anos de Bossa Nova durò cinque anni e finì nell'omonimo disco dal vivo, nei negozi nel 1987. In un periodo d'oro, Lyra seguì più volte i sentieri elogiati da Tom Jobim. E questi sentieri sono, e sempre saranno, tracce fra le più ispirate della musica brasiliana.


 

Carlos Lyra nella copertina dell'album "Depois do carnaval
O Sambalanço de Carlos Lyra" del 1963 in cui comparve "Marcha da quarta feira de cinzas"