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Paolo Risaliti
"O pretinho"

 

 

Che i cromosomi contino?
Mah, è probabile. Tant’è che, come mio nonno suonava da autodidatta mandolino, chitarra e violino, così io mi sono sempre contraddistinto per una buon “istinto musicale”, accompagnato dalla scarsissima voglia di studiare seriamente alcunché.

Uno spiccato difetto di pronuncia (avevo quella che si chiama “erre moscia”) ha accompagnato tutta la mia infanzia suscitando negli altri due tipi di commenti: “mamma mia, speriamo che non sia quello che sembra”…..oppure “ma che carino, come è scic con quella parlata”.
Morale: pur avendo una voce davvero bellina, a causa di quel “poco virile” difetto, nessuno ebbe mai il coraggio di propormi al piccolo coro dell’Antoniano (sito per altro dietro casa) ed io non sfondai mai come cantante.

Nel frattempo la “R” mi era “tornata” e, nel pieno degli anni ’70 cominciai ad invidiare terribilmente quelli che suonavano la chitarra circondati da ragazzine attonite e stregate; il passo fu breve e cominciai ben presto la lunga gavetta del chitarrista da “spiaggia”.
Ho provato anche a studiare chitarra privatamente, ma ero come quei bimbi che non vogliono allenarsi sui fondamentali aspettando con impazienza che il pallone venga tirato fuori dalla sacca. La teoria era per me ostica e noiosa ed invece è stato un gravissimo errore snobbarla.

Dopo la metà degli anni ’80 a causa di un esubero di chitarristi sulla scena (non solo nazionale, ma anche banalmente del quartiere Murri dove ho sempre abitato), mi fu proposto di imbracciare quello strumento che mi ha permesso di togliermi quelle piccole, ma per me enormi soddisfazioni musicali:
il basso elettrico.

Grazie a lui ho conosciuto molte persone musicalmente “in gamba” ed ho suonato i repertori più vari nei contesti più disparati: Pop Britannico ed Americano, Country Rock, Disco Music, Liscio, Spirituals & Gospel, ed ora le meravigliose armonie latino-americane dei grandi compositori Caraibico-Brasiliani che contraddistinguono la nuova esperienza con la “Stone Flower Orchestra”.

Una delle pietre miliari della mia vita di musicista è stata la frequentazione musicale con Arcangelo Angelini, prima batterista di un nostro complesso di amici comuni e poi fautore del mio passaggio all’allora gruppo musico/corale “Spirituals Ensamble”.
Con lo stesso “gruppo” di preparatissimi musicisti di quella bellissima esperienza mi ritrovo oggi nella
Stone Flower Orchestra.

Ogni volta che suono con loro una voce da dentro mi dice: “grazie a Dio al mondo esistono ancora persone come i componenti della Stone Flower”

 

Paolo Risaliti