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Senza Paura (Sen medo)
Vinicius De Moraes, Toquinho, Sergio Bardotti

Ma come fai quando tu sei bambino
a prendere coraggio e fede nel destino
se papà ti mette per castigo al buio
poi di notte a letto, zitto che c'è il lupo,
zitto che c'è il lupo, zitto che c'è il lupo,
e la mamma dice chiamo l'uomo nero
chiamo il babau ti mangia tutto intero
nella notte scura ti fa la puntura,
ti fa la puntura, ti fa la puntura
ma passa per il buio senza paura

poi all'improvviso ti arriva l'età
di amare follemente l'uomo che non va
non c'è via d'uscita né di qua né di là
tuo padre griderà, tua madre pregherà,
tua madre pregherà, tua madre pregherà
l'amante poi si butta giù dal fabbricato
perché quello che è facile diventa complicato
dato che la vita è dura, che la vita è dura,
che la vita è dura
ma passa per l'amore senza paura

il pericolo c'è e fa parte del gioco
tu non farci caso se no vivi poco
tieni sempre duro, comincia di nuovo,
comincia di nuovo, comincia di nuovo
anche per la strada tu stai rischiando
stai sovrappensiero stai rimuginando
passa la vettura della spazzatura
ed il conducente aumenta l'andatura,
aumenta l'andatura, aumenta l'andatura
ma vai per la tua strada senza paura

ed un bel giorno di qualunque settimana
ed un bel giorno di qualunque settimana
battono alla porta, battono alla porta
è un telegramma, lei ti sta chiamando
è un telegramma, lei ti sta chiamando
per uno viene presto per l'altro tardi
comunque presto o tardi tranquilla e sicura
viene senza avviso, viene e ti cattura,
viene e ti cattura, viene e ti cattura
ma passa per la morte senza paura

ma passa per il buio (ma passa per l’amore)
senza paura (ma passa per la morte)
ma passa per l'amore (ma passa per la morte)
senza paura (ma passa per l’amore)
ma vai per la tua strada (ma passa per l’amore)
senza paura (ma passa per la morte)
ma passa per la morte (ma passa per la morte)
senza paura (ma passa per l’amore)

Alcune notizie sul brano...

Questo brano è un inno a prendere coraggio e fede nel destino, sia quando si è bambini, in presenza dei castighi del proprio padre, dell’arrivo del lupo, dell’uomo nero, del babau, che “ti mangia tutto intero” e “ti fa la puntura” nella notte scura; sia quando si cresce e ci s’innamora follemente del partner sbagliato e “tuo padre griderà, tua madre pregherà” e l’amante si butterà dal fabbricato, “perché quello che è facile diventa complicato” e ci si accorge che “la vita è dura”. Ma anche in questo caso “passa per l’amore senza paura”, serve per crescere e maturare, così come andare per la propria strada “senza paura” in presenza dei mille pericoli della vita, perché “il pericolo c’è e fa parte del gioco” e occorre non farci caso, sennò si vive poco, “tieni sempre duro comincia di nuovo”, sia quando per strada passerà “la vettura della spazzatura” e rischierai, perché starai rimuginando soprappensiero, sia quando busseranno alla tua porta e la morte ti chiamerà con un telegramma, senza preavviso. “Passa per la morte senza paura”.

 

Questo brano è la versione italiana di Sen Medo scritta da Vinicius e Toquinho e compare per la prima volta nel celeberrimo album La voglia, la pazzia, l'incoscienza, l'allegria del 1976 (CGD) inciso da Ornella Vanoni, Vinicius de Moraes e Toquinho, vera pietra miliare nella diffusione della musica brasiliana in Italia.

Un disco può ricordare un amore passato, celebrarne uno recente o farne sognare uno futuro. Può sostenere nei momenti difficili e allietare quelli spensierati. Può consolare, illuminare, evocare ricordi. Ma La Voglia, la Pazzia, l’Incoscienza, l’Allegria è tutto questo e molto di più. Parla di vita nelle sue mille sfaccettature e di morte nella sua unica prospettiva, quella di far paura. Parla d’amore e d’abbandono, d’assenza e di presenze, di rose, preludi di samba, e d’addii, di semafori rossi lungo le strade della vita, del poco tempo per ascoltare, per parlare con chi ci sta intorno, rimandando tutto ad un futuro indefinito. Che mai verrà. Ma oltre al significato intrinseco che ogni ascoltatore può attribuire a quest’album, è indubbio il suo valore estrinseco: ha portato per la prima volta la musica brasiliana in Italia. E di questo occorre dare merito a Sergio Bardotti, a Sergio Endrigo ed ai loro amici brasiliani, primi fra tutti, il poeta Vinicius de Moraes e il chitarrista Toquinho. E ovviamente ad Ornella Vanoni, prima interprete italiana a confrontarsi col repertorio popolare brasiliano, con la soavità della bossanova.
Il disco è in presa diretta, con collaborazioni speciali, quali, oltre a voce e chitarra di Ornella, Vinicius e Toquinho, il basso di Azeitona e la batteria di Mutinho. La produzione e i testi italiani sono di Sergio Bardotti, paroliere per antonomasia della bossanova in Italia, insieme a Giorgio Calabrese, traduttore di brani per Mia Martini e per Rossana Casale. È grazie a Bardotti, quindi, se il pubblico italiano ha potuto conoscere appieno la profondità lirica di Vinicius de Moraes, Paulinho da Viola e Chico Buarque de Hollanda. Come è grazie a Toquinho che in Italia ha fatto breccia la musica calda ed avvolgente di compositori quali Baden Powell, Paulinho da Viola, Antonio Carlos Jobim e Toquinho stesso.
Ma sarebbero infiniti i percorsi d’ascolto di questo disco. C’è il tema dell’assenza, dell’abbandono, dell’amore finito, del ricordo rabbioso o malinconico e il ritrovarsi improvviso, senza aver tempo di parlare, di spiegare, di dirsi tante cose; ma non mancano canzoni d’amore, sofferto e gioioso, appassionato e tenero. Il tutto firmato Vinicius de Moraes, con Toquinho o Baden Powell, Paulinho da Viola, Antonio Carlos Jobim, Chico Buarque de Hollanda e perfino D’Esposito-Titomanlio, per “un samba di Napoli” come Anema e core, splendido cammeo partenopeo in un disco di bossanove, e non importa sia una milanese doc a cantarlo, è bello lo stesso, per il ponte che erige fra Napoli e Rio. Come splendide sono La rosa spogliata (A rosa desfolbada) – cui si collega Samba della rosa (Samba da rosa), dove persiste la rosa-donna, ma suona come un’ode di speranza l’invito a costei di stabilirsi, piantarsi nei sogni dell’uomo che l’ama, Samba in preludio (Samba em preludio), Semaforo rosso (Sinal fechado), Assenza, poesia intrecciata con Io so che ti amerò (Eu sei que vou te amar), Un altro addio (Mais um adeus), L’assente (altra poesia parlata e poi accompagnata con chitarra), Accendi una luna nel cielo (Acende uma lua no ceu) e l’omaggio di Chico Buarque all’amico-poeta, Samba per Vinicius (Samba para Vinicius), in versione italiana e portoghese.
Un disco meraviglioso, da ascoltare e riascoltare più e più volte, un disco da riscoprire per farsi trasportare via e sempre stupire. Un capolavoro della musica italiana, un capolavoro della bossanova brasiliana.
(da Livecity.it)

Recentemente il brano è stato riproposto dalla stessa Ornella Vanoni in duetto con Fiorella Mannoia nell'album Più di me (2008) e da Meg (2005)

Biografia di
Sergio Bardotti

 

Sergio Bardotti nasce a Pavia il 14 febbraio 1939.
Si laurea in lettere e si diploma in pianoforte.
Entra nell'industria discografica dal 1962 e la sua prima produzione fu una collana di dischi letterari di poeti che leggevano se stessi (Montale, Ungaretti, Quasimodo, Saba, Pasolini, Gatto, Sinisgalli). Assunto come produttore e autore di testi alla RCA di Via Tiburtina e collaborando con Ennio Morricone, Luis Bacalov, Luigi Tenco, si era inizialmente occupato di talenti emergenti come Rita Pavone, per la quale trasformò l'inno di lotta If I Had A Hammer di Pete Seeger nell'innocua filastrocca Datemi un martello.
Nel 1966 diventa direttore artistico della sotto-etichetta ARC, specializzata nello scoprire e lanciare nuovi talenti: fra essi Lucio Dalla, The Rokes, Dino, che esordì con la sua Te lo leggo negli occhi, Ricky Shayne e molti altri. Per cinque anni segue Patty Pravo, regalandole Se perdo te.
Le sue prime collaborazioni artistiche in campo musicale furono quelle con Lucio Dalla, Luigi Tenco, Gino Paoli e Sergio Endrigo, di cui era stato per anni il pianista ed a cui affidò uno dei suoi primi motivi di grande successo, Canzone per teLa festa appena cominciata/ è già finita/ il cielo non è più con noi...»), vincitore del festival di Sanremo 1968 in coppia con Roberto Carlos. La canzone racconta, con una melodia che va dal quasi parlato al melodico, un addio descritto con qualche metafora. Ma l’edizione del 1968 fu per molti altri motivi storica: era la prima dopo la tragica morte di Luigi Tenco (e la vittoria di Endrigo con testo di Bardotti fu da molti vista come un omaggio a Tenco stesso); fu la prima condotta da Pippo Baudo (col quale Bardotti intrecciò in maniera indissolubile la propria carriera d’autore e che lo ricorderà come «l' amico di una vita», «un poeta dalla straordinaria creatività, distratto e sognatore, ma anche un uomo simpatico e disponibile»), ma fu anche l’anno della partecipazione di Louis Armstrong (in coppia con Lara St Paul con la canzone Mi va di cantare di Vincenzo Buonassisi-Bertero-Valleroni) che lo stesso Baudo fu clamorosamente ed imbarazzantemente costretto ad interrompere per aver sforato sui tempi previsti e classificatosi poi penultimo (!). Ma fu anche l’anno della prima clamorosa contestazione di Adriano Celentano (classificatosi terzo in coppia con Milva, con Canzone) il quale dichiarò: "Ho abbandonato la sala per protesta: o le giurie non hanno capito niente o erano in malafede. Comunque sia non era giusto che vincesse Endrigo. C'erano canzoni più belle della mia, ma anche tante migliori della sua". Seconda classificata fu quell’anno Ornella Vanoni (altro personaggio che si legherà artisticamente a Bardotti in maniera indissolubile) con Casa bianca (Don Backy - La Valle) in coppia con Marisa Sannia.
Ma fu anche il Festival in cui si aprirono per la musica popular brasileira le porte dell'Italia, attraverso l'introduzione di un giovane e sconosciuto interprete, quale era appunto all'epoca Carlos (non ancora "O Rei", nemmeno in patria) e grazie all'investitura ufficiale da parte di un grande divulgatore del gusto artistico brasileiro, Sergio Endrigo. Alle loro spalle c'era Sergio Bardotti, autore di un testo meravigliosamente malinconico e carico di quella che poteva, per la prima volta, essere definita saudade. Un concetto allora sconosciuto nel nostro Paese, dove l'immagine musicale del Brasile era rappresentata da ballerini con facce tinte di nerofumo, labbroni bianchi e maniche a sbuffo, in un trionfo finto-tropicale di banane, maracas e cha-cha-cha.
Nel 1969 non gli riuscì di bissare il successo nonostante la buona canzone Lontano dagli occhi cantata da Endrigo in coppia con la cantante inglese Mary Hopkin e arrivata peraltro seconda. Bardotti ha poi rivinto il festival sanremese nel 1989 con il brano Ti lascerò eseguito dal duo Anna Oxa-Fausto Leali. Nel 1983 conquistò il Premio Tenco come operatore culturale.
Bardotti ha scritto poi innumerevoli testi per altri cantanti, molti dei quali da lui stesso prodotti, fra cui Mina, Lucio Dalla e Patty Pravo (suo hit maggiore Se perdo te), Michele, Anna Identici, Ron, Ricchi e poveri e Mal and The Primitives. Insieme ad Antonello Venditti ha composto l'inno della squadra di calcio della Roma (Roma, Roma). Diventò in breve tempo parte della triade dei parolieri italiani insieme a Mogol e Calabrese, quelli che andavano oltre la rima “cuor amor”.
L’esperienza acquisita negli studi della Rca fu determinante per l’affermazione di Bardotti. Sapeva calarsi a meraviglia tra colonne sonore, musical e canzoni senza porsi troppi problemi. Traduttore di Brel, Aznavour, Serrat, ha introdotto in Italia i grandi protagonisti della musica brasiliana di quel tempo, come Vinicius De Moraes, Chico Buarque de Hollanda, Toquinho, Sergio Mendes. Il suo casale a Tor Lupara di Mentana era un rifugio sicuro per tanti artisti che facevano fatica ad emergere dalle secche dell’anonimato: Lucio Dalla, Gianni Morandi, Ron, Dino.
Bardotti è stato geniale anche come produttore, realizzando capolavori indiscussi. Con la trasformazione del mercato discografico intervenuta negli anni settanta è diventato uno primi sostenitori della forma del concept album. Particolarmente interessanti sono risultate le sue collaborazioni con artisti quali i citati Dalla (Storie di casa mia, 1970) e New Trolls (Aldebaran, 1978, e l'album dell'anno successivo New Trolls), ma soprattutto quella con Fabrizio De André per il quale produsse l'album Non al denaro, non all'amore né al cielo (1971) insieme a Roberto Dané (con gli arrangiamenti dell’allora debuttante Nicola Piovani). Tra le sue iniziative di minor successo, e tuttavia più ardimentose, e dunque più indicative del suo idealismo d’autore alla perenne ricerca di sé si ricorda Maria Bonita, album epico e misconosciuto di Anna Identici, a Bardotti legata da un’intensa storia d’amore.
La vita, amico, è l’arte dell’incontro, ideato insieme a Sergio Endrigo e realizzato con Vinicius De Moraes, Toquinho, Endrigo ed Ungaretti (1970), è un grandissimo disco dedicato a Vinicius De Moraes, in cui alcune liriche del poeta e cantore brasiliano venivano tradotte e declamate da Giuseppe Ungaretti, e alcune sue canzoni, nell’intensa versione di Bardotti, venivano cantate da Sergio Endrigo e, con Toquinho alla chitarra, dallo stesso Vinicius. Sette anni dopo (1976) ripeterà l'esperienza con un disco inciso da Ornella Vanoni con Toquinho e Vinicius de Moraes: La voglia, la pazzia, l'innocenza, l'allegria, in cui si trovano fra l'altro Senza paura (Sen medo, su musiche di Toquinho) ed il brano che da il titolo all'album, La voglia, la pazzia... (Se ela quisesse, sempre di Toquinho)
Concerto Grosso dei New Trolls (su musiche di Luis Bacalov, 1971), è considerato uno dei pilastri del rock progressivo italiano; e poi Ornella e..., dove la Vanoni rivisitava classici della canzone italiana accompagnata da musicisti del calibro di Gil Evans, Herbie Hancock, Steve Gadd, i fratelli Brecker, George Benson. Fra le sue canzoni più apprezzate si ricordano inoltre Occhi di ragazza (per Gianni Morandi, Amico è e Aria (per Dario Baldan Bembo), Piazza Grande, La casa in riva al mare e Itaca (per Lucio Dalla, queste ultime scritte in collaborazione con Gianfranco Baldazzi).
Per il teatro Bardotti ha firmato assieme a Luis Bacalov una commedia musicale destinata all'infanzia, I musicanti, in scena da 22 anni (nella traduzione portoghese di Chico Buarque e in varie traduzioni spagnole), in tutto il Sud America, con il titolo Os saltimbancos e portata sullo schermo in due film.
Con Vinicius de Moraes ha scritto due libri: Vinicius de Moraes – Poesie e Canzoni (traduzioni) (1981) e In via dei matti numero zero (1997). E sempre sulla cultura e sulla musica popolare del Brasile - tematica della quale era molto appassionato - ha scritto nel 2004 la prefazione del libro di Giancarlo Mei Canto latino: origine, evoluzione e protagonisti della musica popolare del Brasile (Stampa Alternativa-Nuovi Equilibri, postfazione di Milton Nascimento).
Come traduttore, Bardotti volle costantemente misurarsi con testi problematici, con una particolare predilezione, oltre che per i bossanovisti brasiliani, per gli chansonnier francesi tra cui Jacques Brel (Chanson des vieux amants - Canzoni dei vecchi amanti, Chanson sans paroles - Canzone senza parole) e Charles Aznavour (Et moi dans mon coin - E io fra di voi). Di Leonard Cohen ha tradotto Famous Blue Raincoat (La famosa volpe azzurra, interpretata da Ornella Vanoni).
Per il cinema ha infine curato assieme a Bacalov diverse colonne sonore, fra cui quelle dei film La decima vittima (del 1965, con Marcello Mastroianni ed Ursula Andress), la commedia a episodi Le fate (del 1966), Ricatto alla mala (del 1972, con Olivia Hussey e Raf Vallone), L'ultima neve di primavera (del 1973, con Bekim Fehmiu, Agostina Belli e Renato Cestiè).
Bardotti è stato dagli anni ottanta anche autore e produttore televisivo partecipando alla stesura dei testi di diverse edizioni di Domenica In. Per Raiuno ha collaborato dal 1986 al 1990 a Fantastico, Domenica in nel 1991 e nel 2000, e alle trasmissioni Serata d'onore e Uno su cento (con Gianni Morandi, nel 1989), Numero Uno, Concerto di Bologna di Bob Dylan di fronte a Papa Wojtyla (1997), Capodanno-La notte degli Angeli su Raiuno (1998 e 1999), Sanremo estate e Pavarotti International (2001) ed altri varietà prodotti da Ballandi. Il suo ultimo impegno di rilievo è stato, sempre a fianco di Pippo Baudo, il Festival di Sanremo 2007.
Una volta nella vita Sergio Bardotti è stato anche cantante: infatti nel 2002, nel cd prodotto dal Club Tenco Canzoni per te - dedicato a Sergio Endrigo, tra i molti autori che cantano le canzoni di Endrigo (Bruno Lauzi, Gino Paoli, Enzo Jannacci, e altri), troviamo anche Bardotti che canta la celebre La casa, che aveva tradotto egli stesso nel 1969 con Endrigo dall'originale di Vinicius.
Uomo dotato di grande cultura (è stato docente al seminario per autori di testi dal 2000 ed in quello per presentatori dal 2002), ma anche ricco di humour, è stato direttore artistico di un'originale rassegna canora, il Festival della canzone umoristica d'autore della Valle Camonica Dallo sciamano allo show man, svoltosi a Ponte di Legno nel 2006 e che rivelò Simone Cristicchi, poi vincitore del Festival di Sanremo 2007. Di sé, Sergio Bardotti, amava dire che faceva il paroliere: «Poeta, per il nostro mestiere mi pare francamente esagerato».
Dopo aver fatto parte del team di autori dell’edizione del 2007 della kermesse sanremese, poco prima di partire per il festival Sergio Bardotti ha accusato i primi sintomi dell’infarto che poi mercoledì 11 aprile 2007 ha spento per sempre il suo cuore verde-oro a Roma, all’età di 68 anni.
Se in Italia si ascolta Musica popolare brasiliana, se con essa ci si emoziona, si ride, si piange, se di essa si parla e si scrive, il merito è soprattutto suo”. (Antonio Forni, Musibrasil.net)

Nel mese di novembre 2008 è uscito il doppio album tributo intitolato Bardoci (ovvero "Bardotti", ma con pronuncia alla brasiliana) realizzato dal Club Tenco e che vede la partecipazione di artisti quali Chico Buarque de Hollanda, Max Manfredi, Joan Manuel Serrat, Ornella Vanoni, Massimo Ranieri, Fiorello, Sergio Cammariere, Simone Cristicchi, Luca Faggella con Luca Cirillo, Vittorio De Scalzi, Teresa De Sio e tanti altri, impegnati in rivisitazioni e inediti di brani scritti da Sergio Bardotti.
La band The Transistors (Maurizio Mansueti, Luca Cirillo, Miss Ari) ha omaggiato Sergio Bardotti nel 2008 nell'album Modern Landscape con una nuova versione di Spiral Waltz, brano che Bardotti e Piero Piccioni scrissero per la colonna sonora de La decima vittima.

La copertina dell'album "La voglia, la pazzia..." in cui compare per la prima volta (1976)