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Silencio
Rafaèl Hernández, 1932

Duermen en mi jardín
Las blancas azucenas,
Los nardos y las rosas.
Mi alma, muy triste y pesarosa,
A las flores quiere ocultar
Su amargo dolor.

Yo no quiero que las flores sepan
Los tormentos que me da la vida.
Si supieran lo que estoy sufriendo,
Por mis penas morirían también.

Silencio, que están durmiendo
Los nardos y las azucenas.
No quiero que sepan mis penas,
Porque si me ven llorando morirán.

Silencio, que están durmiendo
Los nardos y las azucenas.
No quiero que sepan mis penas,
Porque si me ven llorando morirán.

Alcune notizie sul brano...

Uno dei più commoventi e toccanti boleri di sempre, 'Silencio' fu composto dal portoricano Rafael Hernandez, una delle figure maggiori della musica latino-americana. In “Buena Vista Social Club” viene eseguito da Ibrahim Ferrer ed Omara Portuondo in un duetto carico di patos. Wim Wenders filmò sia la session di registrazione a L’Avana, sia l’esecuzione pubblica ad Amsterdam. Mentre l’immagine dissolve dolcemente dallo studio al palcoscenico, vediamo Ibrahim Ferrer asciugare una lacrima dalla guancia di Omara Portuondo, il momento più commovente del film, che cristallizza la tragica bellezza non solo di questo bolero, ma anche di tutta la storia che sta dietro a Buena Vista Social Club.

Una definizione del bolero
Il bolero è una delle espressioni culturali più influenti dell’America Latina. La musica della seduzione e del desiderio, della vicinanza e della mancanza, in cui si combinano l’amore idealizzato e la passione erotica "esacerbata" che vengono frequentemente associati ai paesi del tropico. Seguendo la tradizione del discorso amoroso Occidentale (che inizia, in primo luogo, con la lirica provenzale, poi col romanticismo e più tardi col modernismo ispano-americano), il bolero pone in scena l’individuo nella sua ricerca dell’altro, o dell’altra. Così come la cantica e la canzone medievali, si arriva al canto, alla comunicazione orale attraverso un (una) interprete; e anche al ballo, mediante il quale la coppia, abbracciata in un ritmo lento, attualizza come proprio il drama che la canzone rappresenta. L’amore romantico, immaginato, transferito, proibito o felice è il suo messaggio, il quale come spiega Iris Zavala "pone come evidente la necessità assoluta del soggetto di essere riconosciuto da un altro soggetto, di essere percepito come soggetto". Paradossalmente detto riconoscimento sarà sempre ambiguo ed allora, in fondo, il bolero incarna il gioco seduttore ed instabile delle identità. La parola bolero ha una storia che precede il genere musicale latino-americano per designare un genere spagnolo che prese origine oltre 300 anni fa nelle isole Baleari, specificamente a Mayorca. Come spiega Jaime Rico Zalazar, questo è un tipo di ballo folkloristico di gruppo o di coppia sciolta, simile alle seguidillas e completamente diverso dal bolero latino-americano sia come danza che come musica. La parola bolero ci ricorda anche il noto Bolero del compositore francese Maurice Ravel, ispirato al bolero spagnolo. Il bolero della America Latina, è altro: una melodía romantica che invita a lasciarsi andare ai rituali dell’amore.


Il bolero narrativo-descrittivo di Portorico
Se il discorso del bolero è stato tradizionalmente incentrato sul sentimento correlato all’amore - odio, incertezza, disperazione, felicità o estasi - il bolero portoricano si distingue per l’essere fondamentalmente descrittivo/narrativo. Secondo il musicologo cubano Cristóbal Díaz Ayala detta caratteristica è presente in altri generi di musica popolare ispanica, quali: il tango e la milonga argentina, il corrido messicano, la zambra spagnola, il son e la guaracha cubana, la plena, la bomba e l’aguinaldo portoricani. Come si spiega il trasferimento della tecnica descrittivo-narrativa al bolero portoricano? Díaz Ayala asserisce che almeno quattro fattori influirono in questa nuova versione del bolero latino-americano. Per prima cosa, la maggior parte dei boleri che manifestano queste caratteristiche furono prodotti a New York negli anni ‘30 per un pubblico di emigranti recentemente stabilitisi nella metropoli nord-americana. Da qui, come spiega Díaz Ayala il bolero: "Era qualcosa attraverso il quale mettere le proprie radici, qualcosa tramite il quale si poteva immaginare, quasi toccare e soprattutto sentire. Era una storia che si ricordava al di là della semplice sensazione che produce l’ascolto puro e semplice, era un rituale di ricordo alla terra lontana, ogni volta che veniva intonato". Secondo, i grandi maestri del bolero portoricano, Rafael Hernández e Pedro Flores, erano anche autori di guaracha e di son, il che consente di supporre che lo stile descrittivo di questi generi abbia influenzato la tecnica del bolero. Lo stesso Díaz Ayala asserisce che è possibile che don Rafael e don Pedro siano stati influenzati dallo stile dell’aguinaldo, del villancico e della plena, tre generi musicali portoricani che utilizzavano frequentemente la narrazione e la descrizione. Infine, il bolero nato in una umile culla a Santiago de Cuba aveva tentato di usare un linguaggio colto per acquistare il favore delle classi elevate. In modo che era frequente incontrare compositori che si sforzavano di usare un linguaggio ripulito, richiedendo a volte l’aiuto di amici poeti, i quali pare che collaborassero in forma anonima. Non appare strano allora che anche il bolero si appropri di certe caratteristiche dello stile modernista.
Gli esempi che verranno citati di seguito dimostrano che, in effetti, un gruppo talentuoso di compositori portoricani aprì una nuova breccia nel discorso del bolero arricchendolo con la tecnica narrativo-descrittiva. Tra questi emergono Rafael Hernández, Pedro Flores, Bobby Capo, Johnny Rodríguez, Tito Hernández e Noel Estrada, compositori rappresentativi di questa tendenza del bolero.
La tecnica narrativo-descriptiva si impiega in moltissimi boleri portoricani. Basti ricordare En mi viejo San Juan di Noel Estrada, Fichas negras di Johnny Rodríguez, El bardo e Mi adorada di Bobby Capó, Bello amanecer di Tito Hernández, Desvelo de amor e Silencio di Rafael Hernández, e Querube di Pedro Flores.
Lo sviluppo del bolero anche in Messico ricevette l’impulso di due influenze straniere: la presenza del famoso compositore portoricano Rafael Hernández, che rimase nel paese per 17 anni nel corso dei quali compose buona parte della sua opera musicale, e la comparsa alla fine degli anni ‘40 del trio Los Panchos, creadori di uno stile brillante imitato da numerosi terzetti in tutto il mondo. Perfino in giappone si formarono un’infinità di terzetti che assunsero il nome de "Los Panchos" seguito dal nome del luogo di origine (Los Panchos de Tokio, Los Panchos de Osaka, ecc.). Los Panchos divennero famosi per il virtuosismo straordinario delle loro introduzioni arpeggiate con la chitarra e per le loro melodie cantate a tre voci. Per semplificare queste introduzioni, Alfredo Gil, uno dei chitarristi del gruppo, si inventò il requinto, una chitarra più piccola in cui si riduce la lunghezza del del diapason per facilitare l’arpeggio, da cui deriva che si alza di 2 toni con riferimento alla chitarra per cui si ottiene un suono più acuto. Seguendo la scuola de Los Panchos sorsero altri terzetti eccellenti tra cui emergono: Johnny Albino y su Trío, San Juan y El Trío Vegabajeño de Puerto Rico, Los Tres Ases, Los Tres Caballeros, Los Delfines de México, Los Embajadores de Ecuador e Los Isleños de Colombia. Il bolero interpretato dai terzetti detiene una importanza capitale in tutta l’America Latina durante tutti gli anni ‘50.
Musica e Ballo
In America Latina il ballo è sempre stata una forma di intrattenimento molto popolare. I balli da salone come il valzer (reso popolare in Europa dal compositore Johann Strauss), la habanera ed il danzón cubani si ballavano nei circoli in cui convenivano le famiglie di maggior alto rango sociale. Così, negli anni ‘50 era comune incontrare in ogni villaggio o città ispano-americana un club intorno al quale si organizzavano le attività sociali. Generalmente erano circoli elitari, poiché non tutti potevano entrarvi, nonostante avessero molto denaro. La pista da ballo e l’illuminazione del circolo erano le cose più importanti poiché entrambe servivano come veicolo nella conquista amorosa. L’illuminazione consentiva l’incrociarsi degli sguardi, mentre il ballo rendeva possibile il contatto fisico della coppia. Abbracciata, la coppia poteva guardarsi negli occhi o sussurrarsi tranquillamente nell’orecchio le parole del bolero. Per quanto esistano moltissime modalità del bolero (il bolero-son, il "pirateado," con cadenze di tango, del "feeling," ecc.) il ballo del bolero in sé è abbastanza semplice. Simplemente la coppia si abbraccia e si gira verso destra, dandosi i passi con un movimento ritmico in avanti ed indietro. L’uomo abbraccia la vita della donna, mentre lei pone il braccio sinistro sul petto del compagno, in modo da obbligarlo a guardare da una certa distanza. È chiaro che questa distanza si riduce a seconda della fase del corteggiamento. Cosí lo ricorda Rico Zalazar:
"Nella misura in cui aumentava l’amicizia e la conoscenza reciproca nel corso del corteggiamento, ilbraccio sinistro della donna superava la spalla del pretendente ed i volti si avvicinavano, fino a che lui non raggiungeva l’obiettivo nel momento sublime in cui si univano le guance, mentre la mano sinistra dell’uomo e la destra della donna arrivavano alla massima pressione possibile... Era un momento sublime, meraviglioso, di trionfo, conquista e di sentirsi corrisposto.... Bei tempi! Che non ritornano nelle nostre vite... o forse si'?..." Così che il bolero può essere esaminato come un’espressione artistica, o come un rituale erotico del pensiero romantico.

Biografia di
Rafaél Hernández

Nato il 24/10/1891 ad Aguadilla, Portorico, Rafaél Hernández Marin da una umile famiglia di colore, dimostrò scarso interesse per la musica durante la sua infanzia. Pensava di diventare ingegnere progettista ditreni o fabbricante di sigari, ed effettivamente lavorò in una manifattura di sigari. Sua nonna aveva invece progetti differenti per lui. Possedeva un piccolo ristorante frequentato da musicisti ed insegnanti. Chiese a due dei suoi clienti Jose Ruellán Lequerica e Jesus Figueroa, insegnanti di musica, di dare a suo nipote che aveva allora 12 anni, delle lezioni.
Rafaél studiò solfeggio e vari strumenti. Si unì alla banda della scuola e dovette adattarsi al solo strumento per cui vi era un posto vacante, la tromba. Ma con il suo insegnante di musica, imparò a suonare anche il trombone, la chitarra, il piano, il violino, il banjo ed il bombardino. Guadagnò qualcosa insegnando a sua volta ad altri a suonare e si esibì con alcuni gruppi da balera locali. Nel 1912 scrisse la sua prima canzone, un valzer intitolato "Maria Victoria" dal nome di un’attrice messicana. Ma Aguadilla era troppo piccola per dare molte opportunità ad un musicista, così si trasferì ancora adolescente a San Juan e trovò lavoro suonando durante le proiezioni dei film muti in un cinema. Si esibì inoltre in concerti nel parco con la banda municipale diretta da Manuel Tizól.
Nel 1917, Hernández scrisse un altro valzer, "Mi Provisa". Il titolo era una parola formata dai nomi di battesimo di tre donne che Hernández conosceva – Providencia, Vicenta e Rosa. Registrò per la Victor a Portorico come Orquesta Hernández. Ma con la Prima Guerra Mondiale che infiammava l’Europa, Hernández si arruolò nell’esercito degli Stati Uniti e vi prestò servizio nella banda del 375° Reggimento Fanteria. Vide l’azione in Francia, dove compose la canzone "Oui Madame" e prestò inoltre servizio come infermiere sulla linea del fronte.
Dopo la guerra, Hernández tornò a casa, ma le sue condizioni economiche erano talmente scadenti che emigrò a New York dove conobbe alcuni importanti musicisti portoricani tra cui Luis Muñoz Marín, Luis Lloréns Torres, Luis Palés Matos e Pedro Flores. Nel 1920, venne assunto come direttore dell’orchestra del Faustus Theater a L’Avana. Rimase a Cuba per quattro anni, nel corso dei quali divenne un compositore prolifico. Dopo il suo ritorno a New York, formò il Trío Borinquen e scrisse numerosi successi per questa formazione, tra cui "Siciliana", "Me la pagarás", "Menéalo" e "Mi Patria Tiembla". Nel 1928, registrò per la Columbia Records un album di canzoni su testi di famosi poeti portoricani.
In una piovosa giornata del 1929, Hernández stava sorseggiando rum con amici in un ristorante a Spanish Harlem. Mentre parlavano di quanto mancasse loro la loro terrra tropicale, Hernández si sedette ad un piano malandato e di getto compose quello che sarebbe diventato il suo brano più emblematico, "Lamento Borincano", pubblicato su di un almanacco di articoli musicali tenuto dalla sorella Victoria. Dipinge le lotte per la sopravvivenza di un provinciale portoricano (jibaro), l’archetipo di un eroe con cui il popolo portoricano si identificò immediatamente. L’identificazione con questo povero jibaro, abbattuto dalla sua incapacità di vendere I suoi beni nel mercato cittadino può essere visto come una rappresentazione della stessa lotta di Portorico per avere un’identità nazionale ed una indipendenza vera a fronte della sua storia coloniale. La canzone ottenne successo internazionale e nel 1929 Hernández divenne il primo compositore portoricano a firmare per la Peermusic.
Fece un breve viaggio in Messico nel 1930 dove ottenne un contratto trimestrale per l’anno successivo quando vi tornò per dirigere l’orchestra in spettacoli radiofonici sponsorizzati da una ditta di sigari. Quando quel contratto terminò, Hernández rimase in Messico quale direttore musicale per la stazione radiofonica XEB, poi passò alla XEW, dove il suo spettacolo trisettimanale "Sal de Uvas Picot" era molto popolare. Finì per rimanere in Messico per 17 anni, dove scrisse molte delle sue migliori canzoni (tra cui "Silencio" nel 1932), al punto da arrivare a considerare il Messico la sua seconda patria. Qui intraprese anche studi musicali presso il Conservatorio Nazionale di Musica del Messico dove si diplomò come insegnante di armonia, composizione e contrappunto. Nel 1934 formò il gruppo "Cuarteto Victoria"(o "Conjunto Victoria", o "Grupo Victoria" secondo altri biografi) e nel 1937 compose un altro dei suoi brani più famosi, "Preciosa". Tornò a Portorico nel 1947 e divenne il direttore della Symphonette Orchestra e consulente musicale della costituenda radio nazionale, la WIPR. Tra il 1956 ed il 1959 fu Presidente Onorario dell’Associazione degli Autori e dei Compositori di Portorico. Fu attivo in numerose cause civili e contribuì alla fondazione della Little League, il campionato giovanile portoricano di baseball.
Hernández lasciò un'eredità di oltre 3.000 canzoni di differenti generi, ma fu maggiormente conosciuto per i suoi boleri romantici, quali "Silencio", "Ausencias", "Campanitas de Cristal", "Capullito de Aleli". Scrisse inoltre temi patriottici e la sua "Preciosa" è considerato il secondo inno nazionale portoricano e c'è chi ha detto che "la storia di Portorico non potrebbe essere scritta senza il nome di Rafaél Hernàndez". Allo stesso modo, i messicani della regione di Puebla, considerano "Qué chula es Puebla" il loro inno non ufficiale e molti abitanti della Repubblica Domenicana considerano "Linda Quisqueya" il loro secondo inno nazionale. Non teneva in grande considerazione una rumba che aveva scritto, "El Cumbanchero", ma questa divenne così popolare che quando fu invitato alla Casa Bianca per una cerimonia in onore del Governatore di Portorico, il presidente Kennedy gli si rivolse dicendo, "Come sta, Mr. Cumbanchero?"
Rafaél Hernández morì a San Juan de Portorico l’11/12/1965, dopo aver perso la sua battaglia contro il cancro. Il suo catalogo di oltre 3.000 canzoni continua ad essere registrato da artisti contemporanei di molti generi differenti tra cui salsa, rap, reggae e rock. Nel 1999 lo spettacolo "Rafaél Hernàndez... Romance" (diretto da Manuel A. Morán, con la direzione artistica di Frank Colón e le coreografie di Michael Capecci), un musical romantico dedicato alla vita, alla carriera ed alla musica di uno dei maggiori compositori latino-americani di tutti i tempi, ha vinto il "Best Musical & 2001 HOLA Award for Best Musical". "Lamento Borincano", "Capullito de Aleli", "Cumbanchero", "Campanitas de Cristal", "Silencio", "Preciosa" e molte altre canzoni eseguite da attori e cantanti accompagnati dall'orchestra, trasportano gli spettatori in un mondo romantico e nostalgico. Le nuove generazioni scoprono le creazioni di uno dei geni musicali dell'America Latina, mentre ne imparano a conoscere la vita e la carrieraartistica. Mai prima la vita, la carriera e la musica di un compositore ha rapito il cuore e l'anima di Portorico e l'intero mondo della musica.

Rafaél Hernandez nella copertina di un suo album